di Agnes Futa
16 maggio 2023
Ogni volta quando devo prendere l’aero vado a curiosare nel reparto dedicato ai vini, le curiosità sono molte, ma una prevale su tutte; con quale tipologia di vino l’Italia si identifica nel modo?

Francia
All’aeroporto di Parigi Roissy Charles De Gaulle una rosa completa dei vini si staglia nella radiosa e coinvolgente offerta, indubbiamente una delle più complete in Europa. C’è di tutto persino il Vin De Paille di diversi produttori, grandi bottiglie bordolesi, molta Borgogna sia bianca che rossa, diversa Alsazia e soprattutto l’immancabile Champagne – quest’ultimo ben rappresentato nella densa proposta commerciale, senza ombra di dubbio i Francesi vogliono farsi ricordare con la famosa bollicina che nel 2022 ha esportato 326 mln di bottiglie (Rapporto di Attività 2021 /Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne).
Portogallo

Al Humberto Delgato di Lisbona – Portela si trova una della più accattivanti selezioni di Porto – vino liquoroso per eccellenza, l’emblema del paese con cui tutto il mondo identifica il Portogallo. Le tipologie, i formati, le Quintas davvero tante e tanti, bottiglie confezionate per l’occasione in grado di soddisfare chiunque (perché del porto abbiamo sentito parlare quasi tutti). C’è anche la versione di Porto in bianco che nel nostro paese non è molto diffusa, ottimo aperitivo tra l’altro, ci sono Lbv ai prezzi vantaggiosissimi e i Vintages per i compratori più esigenti. Il messaggio traspare chiaro e preciso, il prodotto nazionale con cui si identifica il paese è la bottiglia di Porto.
Roma

Chi viaggia spesso avrà potuto notare con quale velocità e dinamismo si è espanso l’aeroporto Leonardo da Vinci di Roma – Fiumicino negli ultimi tre anni. Al suo interno si promuove l’italianità con maestria, specialmente nella parte degli arrivi, l’introduzione “nel paese” attraverso le immagini dei monumenti romani correlate dalle farsi sotto forma di un invito conturbante – “Ci vediamo a Piazza di Spagna“, la moda e quant’altro, comunicano un tratto distintivo di bellezza e la creatività dell’Italia.
Peccato che nei lunghi corridori di percorrenza mancano le realtà di richiamo al Vino Italiano, essendo esso uno dei prodotti più identificabili e/o identificanti con il Belpaese. Pensate come potrebbe essere proficuo per l’intero comparto vinicolo raccontare l’Italia del vino attraverso le sue regioni che, come i suoi vini sono così diverse e distinte tra di loro. Due decine di transizioni raffigurate dalle peculiarità territoriali fusi alle vigne e la bottiglia di vino rappresenterebbe il frutto di questo connubio naturale. L’Italia è il più grande produttore d vino al mondo, le esportazioni sono sempre più in crescita, perché non presentarsi con un biglietto da visita enoico già a Fiumicino.
Le cose cambiano alle partenze, come tutti i paesi anche l’Italia si propone con i vari ricordi da portare a casa, uno di questi sono proprio le bottiglie di vino, e qui c’è poco da divertirsi! Una bella esposizione sul scafale di appena 4-5 denominazioni, ma come, in un pase così peculiare con più di 500 vitigni coltivati(Geografia della Vite: la viticoltura italiana” della Pisa University Press scritto dal professore Mazzanti dell’Ateneo), si propongono si e no 1% delle varietà?
L’elenco è breve, facile da ricordare, tra qualche Amarone, Barolo e Supertuscans, qualcosina dell’Abruzzo senza soffermarsi sulle classiche bollicine alcune delle quali palesemente commerciali e di basso valore qualitativo, regna il Brunello di Montalcino. Benissimo, ma gli altri?
Questa denominazione è una delle più conosciute al mondo dagli stranieri, è fortissima nella qualità come nel posizionamento sul mercato, ha saputo nel tempo valorizzare la propria immagine, anche nei periodi particolari come quello del Covid, il valore del Brunello è cresciuto. Quindi è giusto sia per chi ha visitato in nostro paese si porti a casa una bella bottiglia del rosso toscano, e noi siamo tutti contenti. Ma ci sono tanti altri, e l’aeroporto di Roma Fiumicino rappresenta tutto il paese con le sue 20 regioni che potrebbero sentirsi una parte integrante anche in quel biglietto da visita enoico italiano.
L’Italia si distingue per la biodiversità, le microzone, le denominazioni minuscole, la viticoltura eroica (pensare solo al Furore in Costa d’Amalfi o alla vigna più settentrionale del “continente italiano” a Palizzi in Calabria), anche per il frazionamento territoriale che storicamente l’ha rese il paese dei comuni.
Tanta offerta, frazionata nella densa diversificazione, pensiamo solamente ai passiti così particolareggiati ed infinitamente buoni, e già questi potrebbero ricoprire una bella selezione, per non parlare dei bianchi per tutti i gusti dai secchi a semi- aromatici vendemmie tardive comprese, i rosati una categoria molto in voga, i rossi di medio corpo o quelli da collezione, le bollicine metodo Charmat e con rifermentazione in bottiglia completerebbero la gamma.
Il Brunello di Montalcino è un vino molto amato anche dagli Italiani, ma può una sola una denominazione a prendersi briga di rappresentare l’Italia nel mondo?
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