
Esiste un modo del vino denominato Calabria, ancora poco conosciuto, spesso snobbato, vittima di un contesto sociale comunemente riconducibile alla prevaricazione della gestione e del dominio forzati. L’ago della bilancia si contende la verità; da un lato il non sapere oscurato dalla pigrizia della ricerca, dal altro, un paniere di vini autentici, poco contaminati dalle mode o le tendenze del momento.

L’ambiente
Siamo sul lato della Calabria Tirrenica nella Valle di Savuto, in provincia di Cosenza, sul territorio del comune di Rogliano. Qui, le altimetrie raggiungono i livelli significativi. Tra le profonde vallate ricche di fauna e vegetazione domina il Colle di Figurella, che con i suoi 1388 metri sul livello del mare rappresenta una delle vette più alte delle colline pre-siliane facenti parte dell’Appennino calabro. Dal Figurella si origina il fiume Savuto, che dà il nome sia alla valle che alla denominazione di origine controllata – la Doc Savuto – riservata alla produzione dei vini: Savuto Bianco, Savuto Rosato, Savuto Rosso. Le condizioni per ottenere dei vini peculiari, in grado di migliorarsi con il passare del tempo, ci sono tutte; le alture più basse non scendono mai al di sotto dei 300 metri, e il clima, per le sue caratteristiche di insolazione nonché di oscillazioni delle temperature tra il giorno e la notte, può ricordare quello di Val di Cembra in Trentino. Possiamo parlare a pieno titolo di vini di montagna. Un aspetto di notevole rilievo riguarda l’assenza dei poli industriali nell’area prospiciente; l’aria e il suolo sono incontaminati e la presenza considerevole della biodiversità della zona, testimonia come il contesto roglianese gode di un’ottimale condizione per le viti, gli ulivi, le colture e la vita stessa delle persone.

Il Savuto del Dott. Vittorio Colacino
Vittorio Colacino, medico condotto del paese con la passione per il vino, amava fare il Britto, prodotto ancora ad oggi dai figli Mauro e Maria Teresa. Era il 1968 quando nacque l’azienda Colacino con l’intento di preservare la tradizione di vinificazione del vino buono e genuino.

Nei dintorni c’erano altri venti a produrre il Savuto oltre al dottore, grazie anche a questa gente, il vino di Rogliano ha visto la luce sul mercato odierno. L’idea di dedicarsi al vino l’ha sempre avuta il Sig. Vittorio, il tempo libero dagli impegni professionali confluiva pienamente nella sua realizzazione. La dedizione e la voglia di ottenere un prodotto territorialmente fedele costituivano le valide prerogative su cui si dovevano poggiare le basi del Britto – il Savuto all’anima pura ed incontaminata. Contrariato già all’epoca dai vini sottoposti a qualsiasi processo di industrializzazione, l’ho esplicita in maniera incisiva a Mario Soldati durante un stimolante assaggio delle quattro annate di Savuto dal 1971 al 1974 presso la cantina nel villaggio di Marzi.
Tale considerazione incastonata nel discorso più ampio e profondo, apparirà nel celebre libro Vino al Vino alla ricerca dei vini genuini relativo al terzo viaggio di Soldati targato l’anno 1975.

–Il retaggio storico, un bene da preservare
Il vino tipico della Calabria, famigerato Savuto della contrada Britto di Marzi attualmente viene prodotto dalla Colacino Wines nel numero ristretto di tremila bottiglie all’anno. Rappresenta il così detto primo vino, quindi quello più pregiato dell’intera produzione che include nove tipologie in tutto. Il carisma del padre ricade sul figlio Mauro, è lui in prima persona ad occuparsi di ogni aspetto produttivo: dalle vigne alla gestione commerciale, la trafila è lunga e complessa, le scelte al quanto ponderate sono inevitabilmente commisurate al specifico contesto dove nasce il vino. Alla razionalità lucida e ferrea richiesta per ragioni ovvie nella condotta aziendale, Mauro si controbilancia nella parte emotivo-passionale già cosi affine al suo genitore alla nascita dei vini Colacino.
La propensione alla ricerca con il cuore è quello che distingue il vino industriale da quello artigianale, la condizione elaborata già all’epoca negli anni cinquanta dal padre Vittorio, fervente sostenitore della genuinità naturale contenuta nei suoi vini. Sulla scia della sua filosofia si è arrivato ai giorni d’oggi, nonostante i settant’anni e tanti altri produttori della zona, i vini Savuto non hanno ottenuto ancora il riconoscimento meritato. Le ragioni possono essere multiple, ma il fatto che i vini calabresi siano poco diffusi e conosciuti è una verità inopinabile.
Da anni sono una fervida sostenitrice della loro bontà intrinseca – alla pari della qualità di diversi vini in Italia e all’estero. Ahimè c’è uno scoglio, piuttosto arduo ancora da superare, e riguarda fondamentalmente il pregiudizio esercitato nel loro confronti, alimentato da una scarna cultura generale. Chi si informa e chi è curioso arriverà di certo all’indirizzo giusto, la volontà è la base di ogni azione; perché chiudere le porte senza nessun tentativo di aprirla?






Alcuni segreti dei vini di Rogliano
Quali sono i segreti della bontà dei vini di Rogliano?
Il primo punto fondamentale riguarda l’ambiente dove sono posizionate le vigne, che è un contesto incontaminato, in quanto lontano dai percorsi autostradali e qualsiasi presenza dei siti industriali che nuocciano senza i sconti a tutto quello che vi è attorno. Un’alta densità di biodiversità che prolifera liberamente nello sviluppo naturale di ogni coltura, incastonata sulle alture dominanti della valle dove l’escursione termica protegge le uve dall’eccessiva calura e insolazione – nel nome dell’universale alzamento delle temperature negli ultimi decenni. L’esposizione al Nord- Sud dei tre vigneti più significativi dell’azienda che consente una maturazione dei grappoli regolare, parliamo di Vigna Britto, Vigna Sozze, Vigna Colle Barabba. L’età delle vigne di circa vent’anni, in grado di contrastare al meglio l’eventuale irregolarità dell’andamento climatico nonché la capacità di sintetizzare da parte delle piante con “saggezza” i microelementi che confluiranno nel futuro vino. Raccolta delle uve manuale. Capitale umano idem forza lavoro – uno dei tasti dolenti che riguarda quasi il tutto Belpaese, a Rogliano non è così. Le persone impegnate da diversi anni nel lavoro aziendale, di cui qualcuno giovane come Francesco, il cantiniere, apportano un valore inestimabile – la conoscenza tramandata, l’umiltà di apprendimento continuo, la fiducia reciproca – sono alcuni punti cardinali che contraddistinguono i rapporti umani qui in Calabria con l’educazione al primo posto. Una discreta capacità evolutiva; sono state aperte delle bottiglie del vino ordinario che hanno superato largamente il decennio – la freschezza di cui sono dotati unita all’aspetto della mineralità consente loro una maturazione diluita nel tempo, migliorandone le caratteristiche. I prezzi accessibili a tutti, i vini Colacino possono essere acquistati da chiunque fosse interessato, la qualità che emerge corrisponde pienamente al loro valore in denaro rendendoli ancora più appetibili. Un’alternativa al regalo valida e originale: per gli appassionati o neofiti, la sorpresa della scoperta è alquanto accattivante – arricchire il proprio bagaglio culturale godendone un bel sorso, meglio ancora se in compagnia.


La gamma di Colacino Wines
L’azienda è di piccole/medie dimensioni conta 16 ettari, attualmente custodisce nelle sue cantine circa 150.000 litri di vino e produce nove tipologie di vino: tre bianchi e sei rosi. Vitigni autoctoni impiegati nella loro produzione sono otto – tre sono i bianchi: Greco Bianco, Mantonico, Pecorello, quest’ultimo prodotto sia in blend che in purezza, e cinque rossi: Arvino, Greco Nero, Nerello Cappuccio, Magliocco, Magliocco Canino, quest’ultimo utilizzato in blend o in purezza. Dopo una raccolta manuale avviene la classica vinificazione in acciaio e il successivo affinamento in bottiglia, tranne che per il primo vino – il Britto, dove il 40% della massa matura in barrique francesi – il vino esce dopo tre anni di affinamento. La cantina è sviluppata su due livelli, nel primo oltre allo spazioso ambiente destinato alla vinificazione si trova un’accogliente e funzionale sala degustazioni; al secondo – il caveau della Colacino con lo stock e la barricaia che gradualmente aumenta il numero dei legni. Ci sono all’orizzonte i nuovi progetti, la gamma dei vini si sta continuamente arricchendo – d’altronde il territorio e la cantina lo consentono, la voglia di fare c’è, attendiamo con fiducia i nuovi sviluppi!


Fine
- Oltre la polvere: la voce di chi sa vedere
- L’eretico di Cormons: Gaspare Buscemi e la resistenza dell’umano nel vino
- La Francia racconta il vino meglio dell’Italia? No. Lo racconta insieme.
- La Francia racconta il vino meglio dell’Italia? No. Lo racconta insieme.
- 25 APRILE 2026: LA LIBERTÀ È RESPONSABILITÀ. ANCHE NEL VINO



