Un fatto già ripetuto ampiamente nella storia del vino friulano circa la sua durata nel tempo; a venticinque anni di età, con ancora tante cose da dire, il vino da uve bianche dimostra le sue capacità di benessere. Non c’è nulla da fare e, alla faccia di tutti quelli che cercano vini dell’ultima annata, affidatevi al tempo perché la sua azione genera dei miracoli. Il Gris 1999 ne è un chiaro esempio.

Agnes Futa
29 dicembre 2024
Un’invecchiamento eccellente
Benvenuto nel club caro Gris, si direbbe a questo straordinario bianco che, nonostante i suoi 25 anni suonati, non intende cedere il passo agli anni che passano. Ancora in forma smagliante, ma non quella di dinamismo sfornato così caro ai vini dell’età giovane, puledri scalpitanti; il fascino del Gris riconduce all’armonia ed equilibrio di tutto quello che può rappresentare un vino. Già nella veste cromatica, calda e avvolgente, dimostra di essere un vino di classe; ambra calda carico è il segno dell’esperienza temporale di cui è dotato questo vino, non di meno e soprattutto il palato che svela la sua preziosità. E non ci sarebbe nulla da aggiungere, se non un tentativo di riassumere in poche parole la sua bellezza intrinseca. Una bellezza senza tempo come un’opera d’arte, distesa su un leggero effluvio ma densamente intriso di cose belle. Un vino concatenato in tutte le sue espressioni: da quella visiva che ricorda un delicato infuso di tè Assam Tonganagaon riprodotto fedelmente al gusto alla percezione della massa vinosa al palato di una freschezza puntuale, incisiva e così tanto ancora presente. Sarebbe addirittura scontato parlare dei singoli riconoscimenti che fanno parte del corredo olfattivo di Gris, ma essi sono presenti in numero multiplo e ad ogni annusata fuoriescono inesorabilmente. Si dia l’inizio con una susina secca, albicocca appassita, pera abate sciroppata, zenzero candito, finocchietto selvatico, zafferano e fiori di crocco giallo secchi. Ma come sempre, è l’insieme che genera una sensazione unica e completa, pronta a essere incisa nella nostra memoria per sempre. Accanto a un accattivante bouquet, il piacere più viscerale deriva dalla carezzevole sensazione tattile di calore e avvolgenza, il sorso risulta alquanto piacevole distribuito nella commisurata ripartizione degli elementi. Un carezza infinita.

Gris – Pinot Grigio 1999 creato da Alvaro Pecorari nella sua azienda Lis Neris che dal 1981 segue una filosofia precisa, atta a valorizzare le più rappresentative qualità del territorio. Siamo nella Valle dell’Isonzo nel Friuli Orientale a San Lorenzo Isontino in provincia di Gorizia; qui il clima riesce ad essere piuttosto inospitale, dai venti e temperature rigide la vite trova rifugio nel suolo da cui trae un prezioso apporto di minerali. Secondo l’Ersa, i suoli sono franchi, con scheletro abbondante, subalcalini, eccessivamente drenati; questa condizione è particolarmente favorevole alla coltivazione della vite – qui nascono i vini profondi dai caratteri incisivi e grandi doti di invecchiamento. Pecorari, consapevole del potenziale di San Lorenzo, riesce a tirar fuori dei vini da farsi ricordare; alcune delle sue vigne sono storiche, e da quelle vigne nasce la linea premium dedita a far sbalordire i palati, anche quelli più esigenti. La testimonianza di Gris dimostra il suo potenziale, un vino che, dopo diversi anni in bottiglia, riesce a comunicare il suo essere. Per quanti possano non avere simpatia per il Pinot Grigio, a mio avviso dovrebbero resettare le inutili catalogazioni di preferenze, in quanto è stato dimostrato più volte e con grande sorpresa che ciò che conta è il risultato finale, e qui ci sta tutto.
Fine
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