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PUBBLICATO Giovedì 11- 09 -2025

Creta, una Patria con Due Anime: Paterianakis e Manousakis, il Diritto e il Vino dell’Isola

Un lato enoico dell’isola tutto da conoscere, di un clima apparentemente nemico della vite per i suoi eccessi di insolazione e le estremità spigolose che richiede uno sforzo impegnativo da parte delle stesse piante. Eppure, è proprio in questa terra antica e battuta dal sole che il vino cretese trova la sua anima, forgiata da millenni di storia e da una resilienza che si riflette nel calice.

Questi assaggi, volti ad addentrarsi gradualmente nello spirito isolano esplorando tale ricchezza, sono avvenuti il 10 settembre presso lo  Zãlo di Plakias, un locale che, pur offrendo una discreta selezione di vini cretesi, presenta prezzi che necessitano di una revisione, risultando particolarmente gonfiati in un contesto dove la cultura del vino sta appena iniziando a bussare alle porte.


Le Radici Storiche del Vino Cretese: Il Codice di Gortina e la Legge della Terra


La storia del vino a Creta affonda le radici in epoche remote, ben prima che il leggendario Minosse regnasse. Già nel V secolo a.C., la viticoltura era così intrinsecamente legata alla vita dell’isola che le sue pratiche e la proprietà terriera erano disciplinate da un documento straordinario: il Codice di Gortina. Questo corpo di leggi, inciso su pietra e considerato il più antico e completo codice legislativo scritto d’Europa, pur non dedicando un capitolo specifico alla viticoltura, ne regolava ogni aspetto indirettamente. Dalle norme sull’eredità e la divisione delle terre (il kleros), che garantivano la continuità delle vigne di generazione in generazione, alla protezione dei beni agricoli contro furti o danni, il Codice forniva il solido basamento giuridico su cui poggiava l’importante settore vitivinicolo cretese. Era la cornice legale che permetteva alle comunità di Gortyna di gestire, produrre e scambiare il vino, un bene prezioso che rifletteva lo status e la prosperità.


Oltre la Storia: Un’Isola che Non Smise Mai di Produre Vino


Secoli dopo, la tradizione continua, evolvendosi ma rimanendo fedele alle proprie origini. Oggi, il paesaggio vinicolo cretese è un’affascinante fusione di innovazione e rispetto per il passato, dove aziende pionieristiche come Domaine Paterianakis, la prima azienda biologica dell’isola, e realtà dinamiche come Manousakis Winery, dimostrano la capacità di Creta di produrre vini di altissima qualità e profonda identità.


Paterianakis: L’Anima Autoctona di Creta


Prendiamo, ad esempio, un calice di Domaine Paterianakis da uve Kotsifali (80%) e Mantilari (20%) dell’annata 2017, proveniente dai vigneti sessantennali della DOC Peza. Questo vino, dopo la fermentazione, ha compiuto un percorso di maturazione significativo: 12 mesi in legno francese da 500 litri, seguiti da altri 12 mesi di affinamento in vetro. Questo processo conferisce complessità e armonia, preparando il vino per una lunga evoluzione.

CRETA|PLAKIAS| ZÃLO | 10 SETTEMBRE 2025 | FOTOGRAFIA DI AGNES FUTA , ANTENNAVINO ITALIA

Già il colore, un rosso cupo impenetrabile, ci introduce a un’esperienza profonda. Questo vino, da un’eco che affonda nel tempo, si apre in un bouquet ancora giovanile, eppure caratteristico di un ampliamento frazionato e ben personale.

In primis, il vino ci trascina all’interno di una profusa apertura di note boschive e un sottobosco caldo: muschio, felce, radici rappresentano il suo timbro riconoscitivo, evocando la profondità e la natura selvaggia dell’isola e la lenta maturazione in legno. Tuttavia, la massa vinosa, apparentemente compatta e impenetrabile, mostra un volto più leggiadro e immediato di erbe aromatiche, mirtillo e ribes rosso, susina rossa, che ne completano un quadro olfattivo in via di definizione, un equilibrio tra la terra e il frutto che solo vitigni autoctoni come il Kotsifali (che dona aromaticità e morbidezza) e il Mantilari (che apporta cromaticità e un nerbo tannico robusto) possono esprimere.

Al palato, il vino presenta un’interessante fisicità. Domato da una temperatura di servizio più adatta, attorno ai 12°C, riesce a integrare una nota alcolica sensibilmente preponderante, rivelando un sorso che si completa nell’unicità cretese e nella sua fedele espressione territoriale. L’affinamento prolungato ha contribuito a levigare i tannini e a integrare tutte le componenti, conferendo al vino una struttura e una complessità che lo rendono un’esperienza da vivere: una lezione didattica per i neofiti del vino e un’immersione autentica nella realtà isolana per tutti coloro che la esplorano per la prima volta.


Manousakis: L’Interpretazione Internazionale di Creta


Un’altra faccia dell’eccellenza vinicola cretese è rappresentata da Manousakis Winery, fondata nel 1997 nella parte occidentale dell’isola sulle sponde verdeggianti e disseminate di Lefka Ori. Questa azienda incarna l’apertura dell’isola verso il mondo, pur mantenendo un forte legame con il proprio terroir. I suoi vigneti, messi a dimora nel 1993 nel villaggio di Vatolakkos, a soli 15 km da Chania, beneficiano di un microclima distintivo che influenza profondamente i vitigni. La storia della produzione testimonia una crescita significativa: dal 2007 con l’arrivo di Alexandra la figlia più piccola di Ted, fondatore dell’azienda di 35.000 bottiglie alle 150.000 attuali.

CRETA|PLAKIAS| ZÃLO | 10 SETTEMBRE 2025 | FOTOGRAFIA DI AGNES FUTA , ANTENNAVINO ITALIA

Il vino in degustazione è il Nostos Blend 2019, un vino rosso secco certificato biologico (EU: Organic Wine, US: Made with Organic Grapes), in bottiglia numerata (la 5929 che ho degustato). Questo blend abbraccia vitigni  tipici del bacino mediterraneo: Syrah, Mourvèdre, Grenache Rouge e una piccola aggiunta di Roussanne. I vigneti sono situati su suoli di scisto, argilla sabbiosa e limosa, a due diverse altitudini (320-380m e 550-600m), con specifici sistemi di potatura e allevamento (Vertical Shoot Position e Guyot per Syrah, Mourvèdre e Grenache, con Roussanne anche a Goblet o Guyot semplice) che ottimizzano la qualità delle uve. La prima annata di Nostos nel 1997 si aggirava attorno a 1.000 bottiglie (e 6.000 bottiglie nel 1998), col attuale annata la 2019 che ha raggiunto le 9.500 bottiglie, segno di un riconoscimento crescente.


La vendemmia avviene separatamente per ogni varietà tra il 1° e il 30 agosto. La vinificazione è altrettanto meticolosa: le varietà (Syrah, Mourvèdre e Grenache) sono vinificate separatamente in recipieni a temperatura controllata. Il Syrah in tini di rovere, mentre Mourvèdre e Grenache in tini di acciaio inossidabile. La macerazione si protrae per 15-30 giorni. Successivamente, Syrah e Mourvèdre vengono travasati in botti di rovere (85% francesi, 15% americane), mentre il Grenache in botti più grandi (3.000 e 4.000 litri), dove avviene la fermentazione malolattica e il vino matura per 10 mesi. Tutte le botti vengono acquistate nuove e sostituite dopo 7 anni. L’assemblaggio finale include una piccola quantità di Roussanne, anch’essa fermentata e affinata in rovere.

L’analisi del vino rivela un  grado alc. del 15%, con un pH di 3.80, un’acidità totale di 6.00 g/l e zuccheri residui di 1.20 g/l.

Al naso, il Nostos Blend 2019 si presenta con una finezza estrema. Note di ginepro, cedro, frutta matura di more, fico nero, gelso sono un preludio alla fusione di macchia mediterranea e un sussurato lapis in fondo. Ma la cosa più sorprendente è la sua suadenza, e ancora suadenza, un velluto calimerato, che avvolge i sensi con una morbidezza inaspettata. Sebbene inizialmente il blend si offra quasi distaccato, piuttosto chiuso, è un vino estremamente coeso, armonico e misurato, che si pone con garbo ed eleganza. Anche qui riaffiora la questione di un elevato grado alcolico (15%), tuttavia, l’alcol rimane ben integrato al livello strutturale, senza prevaricare, e contribuisce a rendere la bevuta agile e sorprendentemente equilibrata nonostante la sua potenza. Questa scelta audace di unire vitigni del Rodano e del Sud della Francia ad un terroir cretese promette un vino di grande carattere e complessità, capace di esprimere sia la potenza di questi vitigni che le peculiarità del suolo e del clima dell’isola.


Considerazioni Finali: La Ricerca dell’Eccellenza tra Potenza e Semplicità


​In questi assaggi, si percepisce chiaramente la volontà di offrire vini di estrema qualità e una costante ricerca nel mantenimento dello spirito di Creta, una terra tanto difficile quanto generosa. Tuttavia, si nota anche una certa forzatura nel voler dimostrare incisività, che nel vino si traduce a volte in una potenza e un’opulenza quasi sgarbata, che sembra strabordare, uscendo dai confini della semplicità interpretativa. Questo ci riporta alla mente una tendenza già vista nell’Italia degli anni ’90, un periodo segnato dalla ricerca di vini “muscolosi” che, a volte, finivano per essere “mozzati” nella loro autenticità e finezza a favore della sola potenza.

​Creta, con la sua storia millenaria e la sua ricchezza ampelografica, ha la capacità intrinseca di esprimere eleganza e profondità senza bisogno di eccessi. La sfida, per i suoi produttori, è forse quella di trovare il perfetto equilibrio tra la generosità del terroir e la finezza dell’espressione, per vini che raccontino la loro terra con autenticità e armonia, senza sacrificare la loro intrinseca identità in nome di una potenza a tutti i costi.

In ogni goccia di questi vini, si percepisce non solo il sole e il vento di Creta, ma anche l’eco di antiche leggi e la passione di generazioni di viticoltori, sia quelli legati alla tradizione più pura che quelli a nuove interpretazioni. Un viaggio enoico che merita di essere conosciuto e assaporato in ogni sua sfumatura, invitando alla riflessione sul futuro di una viticoltura cretese di grande potenziale.


Agnes Futa


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