PUBBLICATO Sabato 20 – 09 -2025
Marco Capitoni: L’Anima della Val d’Orcia tra Storia, Famiglia e Futuro

In una terra dove le dolci colline si fondono in un paesaggio che sembra dipinto, nel Podere Sedime a Pienza, a una manciata di chilometri da Montepulciano e a circa mezz’ora da Montalcino, Marco Capitoni incarna una visione di viticoltura che va oltre la semplice produzione di vino. La sua stessa concezione lo ritrae non solo come un vignaiolo, ma come un custode, un filosofo e un pioniere, profondamente radicato nella sua terra e proiettato verso il futuro.
Cinquanta ettari di Storia e Bellezza UNESCO

Capitoni Marco Azienda Agraria si estende su cinquanta ettari, con i fabbricati rurali, la cantina e la casa di famiglia al centro. Le vigne a sud, gli ulivi a nord, e tutt’intorno campi di grano, prati e boschi, punteggiati da cipressi che disegnano i confini o accompagnano le strade bianche. Ci troviamo all’interno del Parco Artistico Naturalistico della Val d’Orcia, un territorio che nel 2004 è stato inserito nella World Heritage List dall’UNESCO. Un riconoscimento che evidenzia l’eccezionale esempio di come il paesaggio naturale sia stato ridisegnato nel Rinascimento, rispecchiando gli ideali del “buon governo” delle città-stato italiane.
Questo contesto, dove la macchia mediterranea si alterna a vigneti e uliveti, è un affresco di rara bellezza, che rivela la profonda consapevolezza dell’uomo di dipendere dalle risorse ambientali e dal loro utilizzo non distruttivo.
Radici Profonde: Una Storia di Famiglia e Passione
L’azienda affonda le sue radici nel 1968, quando il padre di Marco, Francesco Capitoni, assieme ai fratelli Primo e Serafino, acquistò il podere Sedime. Crescendo in una famiglia legata ai valori del luogo e delle persone, Marco ha maturato l’idea di trasformare le attività del podere, dedicando maggiore attenzione alla produzione del vino.

A metà degli anni ’90, la svolta: il recupero dei vecchi vigneti e l’impianto di nuovi, avviando di pari passo anche il restauro dei fabbricati per dare vita alla cantina. Nel 2001, finalmente, le prime bottiglie con l’etichetta “Capitoni” vedono la luce. Un’etichetta non solo identificativa, ma pensata per raccontare Marco, la sua famiglia e il loro attaccamento e rispetto per il lavoro e la terra.
Accanto a lui, da sempre, l’instancabile moglie Antonella, colonna portante per la famiglia, la contabilità e l’accoglienza. Oggi, con orgoglio, il figlio Angelo è entrato a far parte di questa squadra, la terza generazione Capitoni, un anello di congiunzione determinante tra presente e futuro. Sono queste le persone che rendono possibile la sua visione di vignaiolo, il vero cuore dell’azienda. Non a caso, come simbolo aziendale è stata scelta la Cariatide della Pieve di Corsignano, a testimonianza di questo profondo legame con la terra e il suo passato.
Vigne: Tra Tradizione, Biodiversità e Futuro Biologico
Ciò che distingue Capitoni è il suo sano altruismo. La sua visione non si limita al successo della propria cantina, ma si estende alla promozione dell’intera Val d’Orcia. Egli è profondamente preoccupato per la trascuratezza di alcuni produttori, che non hanno compreso il valore di essere uniti per creare una vetrina ampia e consolidata che rispecchi la vera anima del territorio. La sua azienda produce circa 20.000 bottiglie, un numero che lui ritiene sufficiente a dar voce a una terra che deve ancora essere pienamente conosciuta nel mondo.

Gli attuali 6 ettari vitati dell’azienda custodiscono un patrimonio prezioso. Esiste un vigneto storico piantato dal padre di Marco e dai suoi zii nel 1974, dove si trovano principalmente piante di Sangiovese, oltre a Canaiolo e Colorino. Nella vigna impiantata nel 1999, pur mantenendo come vitigno principale il Sangiovese, sono state inserite anche delle viti di Merlot. Infine, nel 2019, l’area vitata è stata accresciuta con un altro piccolo appezzamento piantato interamente a Sangiovese.
La volontà di mantenere le dimensioni contenute permette una viticoltura manuale e rispettosa, ricerca costante dell’equilibrio tra tradizione e moderne conoscenze. Nei nuovi impianti, si adottano portainnesti e cloni adatti alla microarea, con barbatelle innestate con gemme provenienti da selezioni aziendali, incluse quelle da un’antica vite di Sangiovese abbarbicata a un muretto a secco. L’uso minimale di prodotti fitosanitari favorisce la biodiversità e il recente percorso di certificazione biologica attesta una visione che da sempre guida questo lavoro.
La Forza dell’Unione e il Cuore della DOC Orcia
Ciò che distingue Capitoni è il suo sano altruismo. La sua visione non si limita al successo della propria cantina, ma si estende alla promozione dell’intera Val d’Orcia. Egli è profondamente preoccupato per la trascuratezza di alcuni produttori, che non hanno compreso il valore di essere uniti per creare una vetrina ampia e consolidata che rispecchi la vera anima del territorio. La sua azienda produce circa 20.000 bottiglie, un numero che lui ritiene sufficiente a dar voce a una terra che deve ancora essere pienamente conosciuta nel mondo.

Questa filosofia trova la sua massima espressione nel Consorzio del Vino Orcia, fondato il 14 febbraio 2000. Nato dalla tenacia di un gruppo di produttori, il Consorzio ha lo scopo di tutelare e promuovere l’immagine del vino e del suo territorio. Oggi, la denominazione conta 153 ettari di vigneti dichiarati, su un potenziale totale di 400, con una produzione di circa 270.000 bottiglie e ben 40 cantine associate. La zona di produzione dell’Orcia DOC è incastonata tra quella del Brunello di Montalcino e del Nobile di Montepulciano.
I Vini di Marco Capitoni: Assaggi Emblematici e Nuove Vie


A dimostrazione del suo spirito innovativo, Capitoni non esita a sperimentare con vitigni internazionali, esplorando le potenzialità della sua terra, applicando le nuove conoscenze per migliorare costantemente la qualità dei suoi vini. Un aspetto particolarmente stimolante della degustazione è l’assaggio del vino affinato in anfora. Questa tecnica, che utilizza argille evolute, conferisce al vino una giovinezza più spiccata rispetto agli affinamenti in recipienti più classici come il vetro o il legno. Ancora una volta, emerge la valida intuizione di Capitoni sull’evoluzione del suo vino: l’anfora si adatta al miglioramento complessivo del vino, preservando le qualità inalterate più a lungo e offrendo un futuro più longevo e anche imprevedibile per le possibilità di espansione fisica del vino stesso.



Tre assaggi in particolare, il Torcolone 2021, l’Orcia Capitoni Riserva 2021 e un Frasi 2020, si rivelano emblematici del lavoro fatto. In essi, si deduce una grande verità: in Toscana, e soprattutto con il Sangiovese, questa terra ha fatto i conti seri, dimostrando un potenziale straordinario. Le uve hanno un campo di battaglia ottimale contro le sfide di un andamento climatico sempre più estremo e imprevedibile. Il Sangiovese e il Merlot si propongono con una carica qualitativa e caratteristiche alquanto singolari, affini a quel “cult toscano” che ha fatto della sua forza e unicità una tendenza e una domanda crescente da ogni angolo del globo.
Un Monito per il Futuro
L’incontro con Marco Capitoni lascia una consapevolezza profonda: la Val d’Orcia ha un potenziale immenso, un futuro ricco di opportunità. Tuttavia, questa potenziale grandezza non è scontata. Essa richiede un impegno serio e costante da parte di tutti, specialmente dei produttori. Solo con la stessa passione, l’altruismo e il rispetto che Capitoni incarna, il territorio potrà farsi conoscere appieno nel mondo, trasformando la sua promessa in una realtà solida e duratura.





