Lykaeon di Markogianni: un Mandilaria elladico che chiede tempo

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Mandilaria 2020 – Lýkaeon, Markogianni Winery (Grecia).
Vino rosso da Mandilaria, fermentazione e affinamento in anfora, poi lungo riposo in bottiglia. Un’espressione elladica che chiede tempo.

Ci sono vini che non raccontano un vitigno, ma un paesaggio intero.
Non una nota sola, ma una convivenza di elementi: la pietra scaldata dal sole, la terra arida, il vento che talvolta indugia e talvolta soffia caldo, le api, i cipressi, il silenzio.

Sono vini elladici.
Non nel senso geografico riduttivo, ma nel senso profondo dell’Ellade: un insieme mediterraneo di sensazioni, materia e memoria che convivono senza mai fondersi del tutto.

Il Lykaeon di Markogianni Winery appartiene a questa famiglia rara di vini che non cercano immediatezza, ma presenza. Un vino che vale la pena conoscere anche a cinque anni dalla vendemmia, proprio perché non ha fretta di diventare altro da sé.

Il vitigno è Mandilaria, varietà storicamente più legata a contesti insulari – Creta in primis – e presente in diverse aree dell’Egeo. Non è un’uva tipica dell’Ilia, nel Peloponneso occidentale, e proprio per questo la sua presenza qui apre una domanda interessante: cosa accade quando un vitigno viene sottratto alla sua area più consueta e affidato a un altro paesaggio?

La risposta passa innanzitutto dalla vigna, che ha superato il quarto di secolo di vita. Un dettaglio tutt’altro che secondario: una vigna adulta è già, di per sé, gran parte del lavoro fatto. Radici profonde, equilibrio naturale, memoria del suolo. È da qui che prende forma l’identità di questo vino.

La vinificazione prevede un utilizzo importante dell’anfora (circa 80%), con sei mesi di affinamento e un lungo riposo in bottiglia. Una scelta che non scolpisce il vino, ma lo accompagna, lasciandolo esprimere secondo i propri tempi.

Al naso affiora più un paesaggio che un profilo aromatico: macchia mediterranea, terra, una traccia balsamica, un richiamo vegetale che precede il frutto. In bocca il vino è composto, teso, con un principio di eleganza che c’è, ma che deve ancora completare il proprio disegno.

L’elladico, qui, non è dichiarato: emerge.
Nel sorso che non cerca consenso immediato, nella struttura che rimanda al territorio più che allo stile, nella sensazione di trovarsi davanti a un vino che non vuole crescere in fretta, pur sapendo che il tempo passerà anche per lui.

Lykaeon è un vino che invita a fermarsi, a fare qualche domanda in più sul vitigno, sul luogo, sul rapporto tra attesa e identità. Un vino che non urla, ma resta.

(Degustazione effettuata su annata 2020.)


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Agnes Futa

Pubblicato 14 gennaio 2026

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