
Mercoledì 30 agosto 2023
di Agnes Futa
Nel primo viaggio in Sudafrica nel dicembre 2019 vistando lo Swartland mi sono imbattuta nei vini rivoluzionari di Andrea & Chris Mullineux, durante il secondo esattamente tre anni dopo nel novembre 2022, la ricerca consapevole ed il successivo apprezzamento delle famigerate bottiglie hanno confermato la percezione che ebbi inizialmente – dei vini peculiari di alta gamma.

Un segnale forte della nuova frontiera del vino sudafricano dalla qualità eccelsa, da lunghi invecchiamenti e da qualche tempo ahimè le vendite su assegnazione, una sorta del modello bordolese del business en premier.

Lo Swartland [terra nera], lo storico territorio dove la Mullineux nasce 16 anni fa, con i suoi alberelli scolpiti dal passaggio del tempo attorcigliati nelle fantasiose forme dettate dalla natura di qualità prevalentemente mediterranee come Chenin Blanc, Cinsault, Granacha Bianca e Nera, Mourvèdre, Sémillion e Syrah, stanno come le valli di Hemel-en-Aarde ed Elgin stanno al Pinot Noir, anche esso a designare il rivoluzionario spaccato culturale all’interno della sua tipologia – un messaggio chiaro e preciso che danno gli entrambi territori circa la formazione di una nuova e fiorente qualità enoica al mondo vinicolo mondiale.

Dai piccoli grappoli densi di sapore e rese bassissime si ottengono vini piuttosto giovani di 2-3 anni al massimo, anche se attualmente c’è la tendenza di uscire più tardi. Nonostante la messa sul mercato sia abbastanza repentina, i vini concepiti dalle piante dall’importante passato evolutivo, anche nella giovinezza le loro trame sono ricche di elementi preziosi perciò leggibili, addirittura in alcuni casi sembra di degustare le partite con dieci o più anni sulle spalle.

Chi entra nel cuore di quello che sta succedendo attualmente nelle sopranominate aree, cogliera l’essenza del nuovo concetto che include suddetti vini; l’identità da poco formata si propone con forti connotati distintivi che dalla forza dei giovani produttori e il patrimonio ampelografico delle viti trae il suo principale compimento.

Prima di entrare nella particolareggiata storia della Mullineux @Leeu Passant Family Wines, vorrei sottolineare come risultano essere versatili i vini della nuova frontiera enologica.

Il patrimonio genetico delle viti ha consentito il generarsi dei prodotti assai specifici e nello stesso tempo di comprensibile lettura, ed è grazie all’intelligenza di chi opera nel settore che passiamo assistere alla nascita di una nuova ed autentica corrente culturale.
Assaggiati con diverse pietanze e in vari contesti, i vini hanno degnamente tenuto testa, senza le sbavature e con il ricordo nitido delle sensazioni percepite.
Indubbiamente si contraddistinguono per la beva scorrevole a fronte di una oggettiva bontà intrinseca che invita ad un maggiore approfondimento.






Ritornando invece alla Mullineux che viene fondata oggi orsono come già riportato qui sopra – 16 anni fa, sulla spinta creatrice di Andrea&Chris, a breve trasformata in un valdio progetto di business, basato sulle solide realtà (soprattutto agronomiche e professionali), nel 2013 si affianca un’altro partner commerciale proveniente dall’India – Analjit Singh detto Bas.
Incuriosito dalla bellezza del paese e dalla possibilità dell’interessante investimento, comprende che puntare alla produzione dei vini dalle uve classiche del Capo come Chardonnay, Cinsault e Cabernet Sauvignon dai vigneti rigorosamente vecchi e per lo più dislocati nelle varie regioni, può rappresentare il punto di congiunzione con le vigne attualmente coinvolte dalla Mullineux.
Alla base di queste considerazioni si fonda nel 2013 e con tali caratteristiche unficanti ed interessi reciproci la Mullineux @ Leeu Passant Family Wines, quest’ultima con la sede nella valle di Frankoschhek nel Capo Occidentale – 40 ha di azienda sulle pendici di Dassenberg – la fattoria Klein Dassenberg.


Mentre la Mullineux nella storica sede dello Swartland a Roundstone continua ad operare sulle varietà ” locali” creando i vini sempre più pregiati alla Leeu Passant in quel di Franschhoek dalla Platter’s arrivva per quinto anno consecutivo (2014 2016 2019 2020 2023) il riconoscimento della Azienda dell’Anno – la bellezza che contraddistingue questo luogo sembra essere un’opera d’arte all’aperto, il giardino da mille e una notte curatissimo come la sala delle degustazioni, compresi tutti gli spazi sia interni che esterni, meritano una visita.

A proposito dei suoli, la loro complessa natura e varietà è divenuta il punto di forza per Andrea Mullineux che tra l’altro ricopre il ruolo dell’enologa dell’azienda (Cape Winemakers Gulid Member), oramai conclamte selezioni di Schiste, Granite, Irone testimoniano il peso dato dall’apporto naturale a 360°- i vini vengono classificati appunto in base all’origine del terreno da cui provengono.
In molte zone, specialmente del Vecchio Mondo, tali distinzioni, frutto delle stratificazioni parcellizzate nella struttura dei suoli, vedi la Borgogna, le Langhe, l’Alsazia, rappresentano unicità improponibili altrove, ed è qui che i produttori sudafricani vogliono fissare la loro attenzione, ben sapendo che è il percorso del tutto realizzabile, come del resto è stato già dimostrato.


Le cose si fanno ancora più complesse con la realizzazione dei vini dai criteri più che specifici, non bastava la distinzione dei suoli ad indicare i profili diversi, Andrea&Chris vogliono molto di più, riportando i toponimi dei luoghi corrispondenti dove giacciono le vigne in questo caso di intramontabile vitigno come lo Chenin Blanc.
Oltre alla estrenua parcellizzazione dei monovitgni, si fanno i vini da molteplici uve – Old White Wine 2020 – che raggruppa nella sua composizione nientemeno che ben sette varietà: partendo dallo Chenin Blanc al 66% al resto si accodano i vitigni a bacca banca coltivati in azienda < vino da una complessità straordinaria, ricco nel racconto, dove ad oggi posso affermare che non esiste nessun altro uguale ad esso.


È constatato che l’impronta che vogliono lasciare Andrea&Chris& ha un peso significativo, gli obbiettivi sono ambiziosi, i desideri molti e variegati, e soprattutto tanta voglia di proseguire con estrema professionalità, precisione e magistrale puntualità nel compiere ogni specifico dettaglio del loro operato.
Il pensiero con cui vorrei coronare questo racconto riguarda la singolare identità che dimostrano i vini qui elencati, e non solo, tante volte diciamo questo assomiglia a quello,ebbene sì, qui non assomiglia nessuno a qualcosa che già esiste, qui si è di fronte al proprio essere se stessi – la vera ed autentica geometria del gusto sublime.

© Riproduzione riservata by @antennavino di Agnes Futa



