Per capire il gusto autentico del vino sudafricano bisogna recarsi nel paese della sua origine. La regola vale per tutti i vini prodotti al di fuori del loro habitat; quelli che vengono da lontano cambiano il gusto e la fisionomia, più distanza ci divide, maggiori differenze riscontreremo nel calice.

Per diversi anni la mia esperienza gustativa legata al Sudafrica era ricondotta alla scelta accessibile al momento sul mercato italiano. Tanti vini e divere esperienze hanno plasmato un’idea di questo mondo enoico distante e per certi versi inafferrabile. Più di 12.000 km in linea d’aria, se per caso venisse a qualcuno in mente percorrerli in auto, impresa piuttosto mastodontica, considerando la situazione geo-politica dei paesi toccati dal tragitto.


Allora quali erano i vini identitari che maggiormente hanno segnato l’impronta del vino sudafricano in Europa? Due vitigni per antonomasia riconducibili alla punta estrema del continente africano: lo Chenin Blanc a bacca bianca e il Pinotage a bacca rossa.

I vigneti dell'azienda Welbedacht

Welbedacht

Il primo, nativo della Loira e portato in Sudafrica da Jan van Riebeeck il 2 febbraio 1659, un amministratore di colonie olandese e il fondatore di Città del Capo. Dà vini freschi e fruttati, sostenuti da una vibrante acidità, frutto di passione e litchi sono le sue notte distintive. Viene consumato nella maggior parte dei casi come vino giovane dell’ultima annata, tuttavia, esistono produzioni di nicchia che dispongono dei impianti vecchi, addirittura di qualche decennio. Questi sono le espressioni di Chenin Blanc più complesse spesso maturati in legno godibili già in gioventù e, come nel Vecchio Continente destinati ai lunghi affinamenti in cantina. La peculiarità di questo vitigno agile e scalpitante in gioventù, elegante e fascinosa nell’età adulta – è la sua naturale capacità di affinamento in bottiglia. Non intimoritevi dunque quando da qualche parte del mondo vi toccherà un calice of an Old Chenin Blanc, e consideratela come un’esperienza da ricordare.

Il secondo creato alla facoltà di Viticoltura dell’Università di Stellenbosch nel 1925 dal  Prof. Abraham Izak Perold, si tratta di un’intuitivo incrocio di due vitigni, assai diversi tra loro, il Pinot Nero – nobile e il Cinsaut – più rustico, che allora era conosciuto come Hermitage. Nasce quindi il primo vitigno sudafricano – il Pinotage, che da qui a poco diverrà l’emblema dell’identità nazionale – il Sudafrica è associato a questo vitigno in modo spontaneo e naturale. La ricerca su Pinotage e la sua successiva collocazione territoriale grazie alla accurata analisi dei suoli, ha rilevato che i dintorni di Stellenbosch presentano le caratteristiche idonee alla coltivazione di questo vitigno, che ad oggi risulta essere il centro più rappresentativo per la sua dimora. Per ragioni storiche il Pinotage si colora di diverse sfumature, sia al livello di folclore che quello gustativo. Un vitigno appartenete all’Africa e le sue complesse dinamiche, suscita curiosità in molti: armonico al gusto, equilibrato già in gioventù e tenue nelle percezioni fruttato – speziate, conquista con disinvoltura diversi palati. Pinotage evolve bene e gradualmente, le note boschive e piccoli frutti rossi unite al muschio e presenza speziata vivida e pungente si trasforma con destrezza in un bouquet di fiori secchi, confettura di mirtilli rossi, anice stellato e chiodi di garofano. Discreta è la sua capacità evolutiva, diventa interessante dai cinque anni in poi, tuttavia anche le versioni più recenti come in tutti gli altri vini, consentono di valutare un’estensione futura.  


Estate Welbedacht di Schalk Burger & Sons posizionata a Wellington neanche un’ora da Cape Town, possiede 110 ettari e coltiva 12 cultivar, di cui alcune piantate nel 1979. Lo stile aziendale punta ad enfatizzare le doti evolutive dei vini prodotti. Sia lo Chenin Blanc 2018 da piante vecchie e facenti parte del Heritage Vineyards che Pinotage in versioni 2018 e 2021 hanno mostrato il carattere e la personalità peculiari. Vini di struttura imponente e nello stesso tempo equilibrati nelle componenti – si proiettano senza indugio in un’avvenire prospero e duraturo. Tutti tranne il Pinotage 2018 che è stato acquistato a st. Lucia sono stati degustati presso l’azienda. Il ricordo, ancora vivido, testimonia la qualità intrinseca nonché originalità che deriva dal patrimonio ampelografico e la mano della cellarmaster Lucilia Ramos.

Estate Nieli Joubert – attualmente gestita da Daan Joubert – ed è quindi arrivata alla quinta generazione. Si trova sulle colline di Simonsberg nei pressi Paarl in Western Cape Winelands. 260 ettari di azienda con circa 11 vitigni che si sviluppano sui terreni molto differenti dove inoltre sono state messe a dimora gli alberi di frutta. Tornando al Pinotage 2018, vorrei sottolineare il suo appeal estroso ed individuale. Il vino di nerbo con i suoi 4,9 g di acidità si colloca nell’estensione verticale, coadiuvata da una sfilza di frutta di piccole bacche nere: mirtillo, more, ginepro, iris, e in fondo come chiusura della sua maestosa imponenza, un tocco di spezie fini; – il tutto calibrato armonicamente. Il sorso è audace, ma nello stesso momento gentile ed invitante. Un vino che si svella gradualmente nella sua grandezza, come se la sua variopinta trama non volesse mai finire. Un’esperienza che ricordo con grande piacere e soddisfazione al livello dei sensi.

https://www.chenin.co.za/

https://nieljoubert.co.za/

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