Quando penso al Nero d’Avola, penso a Morgante. Una volta bevuto, non si può dimenticare. Il vino penetra nella mente e nel cuore; si prende un’angolo di te. La sua trama, come un filamento di Seta Reale, si dispiega sul palato con classe e armonia. La mia amata Sicilia parla diverse lingue, anche quella del vino.
A.F.


Il suolo; Chi ha visto al meno una volta nella vita la Scala dei Turchi, si ricorderà per sempre del suo bianco colore cangiante e puro, che in geologia corrisponde alla formazione marnosa. Ebbene, la fantasiosa falesia di Realmonte è situata a soli 30 km da Grotte e Racalmuto, i luoghi di alta collina dove sorgono le viti di Morgante. Il Nero d’Avola gode di una specifica conformazione dei suoli calacarei di colore bianco, frazionati di argilla e marne – una miscela benefica e ricca di minerali, per ottenere dei vini pregiati, dotati di una notevole capacità evolutiva e alquanto precisa impronta identitaria.
In principio
Dopo il Duca Enrico, il primo Nero d’Avola in purezza elaborato da Franco Giacosa nel 1984, c’è il Don Antonio.
Classe 1998, in contemporanea con la fondazione dell’azienda Morgante esordisce con uno dei più emblematici rossi siciliani, colui traccerà la strada del buon bere, la pura espressione del territorio, il felice connubio di scelte ponderate, che sono alla base dei principi adottati da Antonio Morgante quando nella Contrada Racalmare, in quel di agrigentino fu concepita una sua realtà vinicola all’avanguardia. Un pensiero rivoluzionario quello di Antonio, affiancato dai figli Carmelo e Giovanni, sceglie una strada non facile e dai obbiettivi precisi da raggiungere, molti dei quali attuabili nel lontano futuro, si sa, il progetto di far vino è a lungo termine. Tuttavia il rigore e la serietà a fronte di un’impegno economico importante, si tramutano nei ottimi risultati, i vini iniziano a muoversi negli ambienti di riguardo, Il Nero d’Avola di Morgante diventa l’indiscusso punto di riferimento dell’enologia sicula. Con il passare del tempo, il rinomato Don Antonio ha continuato a suscitare interesse e apprezzamento, conquistando gradualmente un posto di prestigio nel panorama vinicolo internazionale. La dedizione e la passione della famiglia Morgante, hanno contribuito a plasmare un’eredità vinicola eccezionale, consolidando ulteriormente la reputazione e l’importanza di questa etichetta nel contesto enologico.




Locus loci
Continuando sulla scia territoriale e delle condizioni ambientali va sottolineata l’asprezza dei contrasti, legati alle significative oscillazioni delle temperature. La collina di 550 metri s.l.m. genera gli sbalzi termici, che andando su pratico, sono quelli che riescono a trovare la quadra contro un caldo cocente, caratteristico di quest’entroterra agrigentino perpetua inesorabilmente. Il mare non è molto distante, trattandosi di una ventina di km in linea d’aria, tuttavia non riesce a mitigare il calore accumulato durante il giorno. Questa condizione si traduce nel vino con una struttura imponente ed importante grado alcolico, il quale, visto la ideale gestione del vigneto e portando le uve alla maturazione polifenolica ottimale è perfettamente integrato nel corpo del vino, senza prevaricarne sulle altre componenti. Il risultato finale è sorprendente, il vino è dotato di un magistrale equilibrio, ha le spalle larghe per esprimersi nel futuro, diventa assai accattivante dopo il primo quinquennio, dando lo spazio alle vibranti note evolutive che assumono dei caratteri specifici dell’area di origine, irripetibili altrove.



Il gusto e la sua impronta specifica
Il gusto peculiare del vino si genera nel vigneto, ed è quello con il quale nel futuro riusciremo a identificarlo e riconoscerlo. Grazie alla condizione climatico – territoriale che in Francia viene definita con il nome di terroir avremo le coordinate utili per interprtarlo con più consapevolezza . Ho avuto l’occasione di stappare qualche bottiglia di Nero d’Avola di Morgante con gli anni sulle spalle, sia Don Antonio che il rosso ordinario, hanno mostrato un’impronta specifica, riconducibile all’aera delimitata del vigneto, esprimendosi inoltre con un bagaglio odoroso profondo di note salmastri, fruttato integro e compatto, lapis, timo, origano e rosmarino. L’impatto olfattivo riconoscibile ahimè che poggia su una base solida condivisibilmente equiparata tra la freschezza e presenza sapida; gli ultimi due aspetti sono fondamentali per l’evoluzione del vino stesso e la percezione gustativa al palato che consente una fedele lettura della massa vinosa. Quindi, tenendo conto di quanto è stato detto, le sensazioni che regalano i Nero d’Avola di Morgante, non prescindono dalla sua forte impronta identitaria, il gusto unico che li contraddistingue si corolla nel medesimo paniere dei tratti distintivi precisi oltre a regalare un’infinta di emozioni legati alla bontà intrinseca di questi rossi agrigentini, vini di pura razza e originalità.


I numeri
La famiglia Morgante ad oggi gestisce una trentina di ettari producendo circa trecentomila bottiglie suddivise tra le quattro tipologie di vino ottenute dal Nero d’Avola in purezza. Gli ultimi arrivati sono il Bianco di Morgante vinificato dalle uve rosse in bianco e il Rosato di Morgante, affiancamento strategicamente azzeccato, considerando che la gamma aziendale era costituita dai due rossi: Il Don Antonio e Il Nero d’Avola ora disponibili in annate 2020 e 2021. Poco fa l’azienda proponeva due bellissime verticali: la 1°- 98-99-02-04-05-06 e la 2° – 08-10-12-13-14-15 dal prezzo medio molto interessante, in ogni caso il caveau della cantina contiene ancora dei pezzi di alto valore storico, anche nei formati più grandi per quanto concerne il Don Antonio.


Mercato odierno
Racconta Carmelo Morgante durante una mia vista nell’aprile scorso: il mercato del vino è cambiato molto, purtroppo non sempre positivamente. Dalla fine degli anni novanta quando abbiamo iniziato il nostro lavoro, le aziende sono centuplicate, molti lavorano bene e si propongono con i prezzi commisurati al valore dei vini che producono, tanti si improvvisano con dei imbottigliamenti alla rinfusa emettendo sul mercato già confuso i prodotti dozzinali che rientrano negli “standard qualitativi delle Doc” ahimè. Il consumatore è disorientato, e non in grado di fare una scelta giusta, anche perché l’informazione è assente, quindi quello che gioca forza sono i prezzi stracciati. Un altro tasto dolente riguarda le visite in cantina, che noi non facciamo per scelta – la causa deriva dalla cattiva gestione del decoro urbano – lungo il precorso stradale si trova di tutto e di più – non possiamo prenderci la responsabilità del disservizio che spetta agli organi competenti, facendo una figuraccia di fronte al mondo che arriva. La nostra azienda risponde agli più alti standard qualitativi, siamo particolarmente attenti alle tematiche relative alla tutela ambientale, continua Carmelo, la collaborazione con Ricardo Cotarella oramai consolidata da anni, garantisce l’ottenimento dei migliori risultati, esattamente quelli che ci siamo prefissati all’inizio del nostro percorso. Per quando riguarda l’innalzamento delle temperature, riusciamo ancora a compensare con la forte escursione termica che caratterizza da sempre i nostri vigneti, le uve vengono raffreddate durante la notte preservando profumi e acidità, quest’ultima gettando le basi per la longevità dei nostri futuri vini.




Un ricordo di Antonio Morgante

Aveva uno sguardo profondo e penetrante, senza presunzione, tipico di chi sa guardare negli occhi. Ci siamo conosciuti vent’anni fa nella Sala dei Cavalieri all’Hilton di Roma, e la forza di quell’uomo mi ha colpito. Don Antonio è come lui: poche parole e molti fatti. È una presenza importante e duratura nel tempo, che si migliora con gli anni. Qualche tempo fa ho coniato una frase: “la bontà del vino corrisponde al ricordo che ci ha lasciato” – potrei attribuirla perfettamente ad Antonio Morgante, sostituendo “bontà” con “spessore” e “vino” con “persona”.
IL Nero d’Avola detto il Calabrese

La provenienza del Nero d’Avola ci sta molto al cuore. Il nostro vitigno per eccellenza è la base di tutti i nostri vini. Viene chiamato comunemente Calabrese, e pare che derivi da suolo greco, l’azione piuttosto usuale attuata dai popoli nel ambito delle colonizzazioni, come quella ellenica verificatasi in Sicilia. In ogni caso non ci accontentiamo delle ipotesi attribuite, in dicembre uscirà un libro assai dettagliato sulla storia e sulle sue origini: frutto di una ricerca approfondita. Fare chiarezza, ci aiuta a comprendere al meglio diversi aspetti legati al suo essere, sia per le scelte e tutele futuri nei suoi confronti, sia come portatori di una testimonianza radicata nella nostra terra.

Fine
- Oltre la polvere: la voce di chi sa vedere
- L’eretico di Cormons: Gaspare Buscemi e la resistenza dell’umano nel vino
- La Francia racconta il vino meglio dell’Italia? No. Lo racconta insieme.
- La Francia racconta il vino meglio dell’Italia? No. Lo racconta insieme.
- 25 APRILE 2026: LA LIBERTÀ È RESPONSABILITÀ. ANCHE NEL VINO



