I Guardiani di Lava: Perché la Comunità delle Vigne di Santorini rischia di Scomparire

Vecchia vite di Assyrtiko allevata a kouloura(paniere). Scatto raccolto a piedi lungo la vecchia strada interna che da Karterados scende verso Monolithos, a qualche chilometro di distanza dall’aeroporto. Una zona ancora risparmiata dal grande traffico e dal turisimo di massa, dove le piante sembrano aspettare chi sa camminare. Il Progetto Radici nasce anche da queste osservazioni sul campo: frammenti di biodiversità che resistono all’espansione infrastrutturale dell’isola. Foto © Agnes Futa – Antenna-Vino

Santorini non è solo tramonti, cupole blu e resort di lusso


Sotto il cemento degli hotel respira una delle comunità più antiche del pianeta. Una comunità di vigne.

Hanno radici che affondano nella cenere vulcanica da oltre tremila anni. Sono sopravvissute a tutto: eruzioni, guerre e alla fillossera, l’insetto che nell’Ottocento ha sterminato i vigneti d’Europa.

Ma oggi queste vigne rischiano di morire. Non per una malattia, ma per mano nostra.

Per questo ho dato vita a Project Roots. Una ricerca indipendente attraverso il Mediterraneo per mappare, documentare e difendere i vigneti prefillosserici a piede franco. Il mio viaggio comincia da qui, a Santorini, dove la terra brucia e la storia resiste.

la forma della sopravvivenza

A Santorini la vite non cresce in verticale. Non ci sono filari ordinati.
I viticoltori intrecciano i rami a terra, creando grandi cesti rotondi chiamati kouloura.

I grappoli crescono all’interno di questo nido di legno. È l’unico modo per proteggerli dal vento sferzante del Mar Egeo e dal sole che brucia la terra.

La notte, la nebbia che sale dal mare si posa sulla pietra porosa del vulcano. La vigna beve quella umidità. Non c’è irrigazione artificiale. È un miracolo di pura resistenza.

Il segreto chimico: L’Aspa e il Piede Franco

La maggior parte del vino che beviamo nel mondo nasce da piante innestate su radici americane per non morire. A Santorini no.

Il segreto biologico risiede nel suolo, una coltre finissima e unica chiamata Aspa. Questo terreno è un mix compatto di cenere vulcanica, pomice, sabbia e basalto. L’elemento chiave è la totale assenza di argilla.

L’afide della fillossera ha bisogno di terreni argillosi per scavare gallerie e attaccare le radici; nello strato poroso e siliceo dell’Aspa, il parassita soffoca e non può riprodursi.

Attraverso l’osservazione sul campo con Project Roots, balza agli occhi l’unicità di queste vigne a piede franco. Significa che la pianta è originale, pura, intatta. Alcuni ceppi hanno secoli di età. Sono monumenti viventi protetti dalla chimica del vulcano.

Una cassaforte genetica per il mondo

Santorini non esiste solo per se stessa. Non è un museo all’aperto.
L’isola è una fonte inesauribile di informazioni genetiche per l’intera viticoltura mondiale.

Mentre il cambiamento climatico minaccia i vigneti storici d’Europa, la varietà autoctona di Santorini – l’Assyrtiko – dimostra una resilienza genetica fuori dal comune [Reuters, Decanter]. Ha imparato a produrre acidità e struttura in condizioni di calore estremo e totale assenza d’acqua [Reuters].

I vitigni a piede franco di Santorini custodiscono nel proprio DNA le risposte scientifiche alle sfide climatiche future. Proteggere questa comunità non è un vezzo locale, ma una necessità globale per la salvaguardia della viticoltura del domani.

Il crollo dei dati economici

Il clima sta cambiando velocemente. Non piove quasi più.

I dati delle cantine storiche raccolti per questa inchiesta sono drammatici. In soli tre anni, la produzione di uva a Santorini è crollata dell’80% [Reuters, Decanter]. È passata dalle 2.756 tonnellate del 2022 a sole 551 tonnellate [Reuters].

Produttori come Matthaios Argyros (Estate Argyros) e Stellios Boutaris (Domaine Sigalas) confermano le cifre: l’isola raccoglie oggi appena il 15% dei volumi di vent’anni fa [Decanter]. Il prezzo delle poche uve rimaste è schizzato a 10 euro al chilo [Decanter]. Sono prezzi da Champagne, ma senza le tutele del territorio della Champagne.

La minaccia si chiama asfalto

Il pericolo ha un secondo volto: il turismo di massa.

Negli anni ’60 c’erano circa 4.000 ettari di vigneto a Santorini. Oggi ne rimangono poco più di 900 [Fortune, Ekathimerini].
La terra agricola viene venduta a prezzi folli per costruire piscine e parcheggi [Fortune]. I giovani abbandonano i campi [Fortune]. Un hotel rende più di una vigna faticosa, dove tutto si fa ancora a mano [Fortune].

Gli esperti e i viticoltori locali lanciano l’allarme rosso: senza leggi speciali per bloccare il cemento e tutelare l’agricoltura, queste vigne spariranno entro il 2040 [Fortune, Ekathimerini].

Perché deve interessarci?

Perdere la comunità delle vigne di Santorini non significa solo perdere un vino straordinario. Significa cancellare la memoria biologica del Mediterraneo.

L’obiettivo di Project Roots è portare questa realtà fuori dai circuiti prettamente accademici. Parlare alle persone. Se muore la kouloura, muore un pezzo di storia che ha nutrito l’uomo per millenni. Resta solo un’isola finta, un parco giochi di cemento senza anima.

Le vigne di Santorini hanno resistito alla lava e alla storia. Con Project Roots documenterò la loro battaglia per trovare un equilibrio: affinché l’economia dell’ospitalità non cancelli la terra e le radici che tengono in vita l’isola stessa.


Radici continuerà a Creta, a Santorini e in altri territori del Mediterraneo, documentando le vigne a piede franco e le comunità che le custodiscono.

È un progetto di ricerca indipendente, costruito sul campo, passo dopo passo.

Se riconosci valore in questo lavoro, puoi contribuire a renderne possibile la continuità.


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Un progetto editoriale di Antenna-Vino

Radici – Viaggio tra le vigne sopravvissute del Mediterraneo

Vecchia vite di Liatiko a piede franco nel vigneto della famiglia Zoumberakis, a Kali Sykia (Rethymno, Creta). Tra rocce, scisto e forti pendenze, la pianta continua a raccontare il profondo legame tra ambiente e viticoltura mediterranea. Foto © Agnes Futa – Antenna-Vino.

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