César Manrique, architetto e artista (1919 – 1992) originario di Lanzarote, ha lasciato un’importante eredità artistica, creando uno stile noto come Arte – Natura/Natura – Arte.


di Agnes Futa

César Manrique nella sua Casa de Vulcano a Tahiche costruita nel 1968


La commistione tra la pittura, la scultura, l’urbanistica e l’arte pubblica di Manrique ha trovato nella conformazione naturale dell’isola un valido alleato che, nello stesso tempo, è divenuto un simbolo di preservazione e sostenibilità di Lanzarote. Questo connubio tra arte e natura non solo arricchisce l’estetica del paesaggio, ma invita anche i visitatori a riflettere sull’importanza di rispettare e valorizzare l’ambiente in cui viviamo. Manrique ha saputo attraverso le sue opere trasmettere un forte messaggio di eco-sostenibilità, dimostrando come sia possibile integrare l’arte nell’ambiente naturale senza alterarne l’essenza. Così, ogni opera diventa parte di un dialogo continuo con il contesto, creando un’esperienza che celebra la fusione tra l’umano e il naturale, in un’isola dove la bellezza si manifesta in ogni angolo.

Lanzarote è una delle sette isole dell’arcipelago spagnolo delle isole Canarie, attualmente conta circa 145 mila abitanti di cui 65 mila risiedono nella capitale  – Arrecife. Posizionata nella parte più settentrionale rispetto alle altre, ed è anche quella più vicina alla costa africana, gode di una temperatura media annuale di 21,4 °C, viene inoltre attraversata dagli alisei di nord – est, che la rendono particolarmente godibile per il suo clima mite dovuto anche al raffreddamento da essi generato.

L’isola di origine vulcanica, e la sua attuale conformazione deve all’eruzione del Timanfaya che determinò l’attuale aspetto. Correva l’anno 1730; il 1° settembre dopo una serie di terremoti di diverse intensità, la struttura del territorio assunse una nuova forma, e l’80% della totale superficie subì un radicale cambiamento, dando peraltro l’origine alle particolareggiate formazioni da cui l’architetto Manrique avrebbe tratto diversi spunti d’ispirazione. Sei anni di instabilità geologica hanno conformato i nuovi tracciati finora inesistenti, la geografia dell’isola sconvolta e trasformata dalla lava, ceneri e lapilli ha posto le basi all’attuale aspetto. La Casa del Vulcano (Fondazione César Manrique) edificata da Manrique (1968) a Taro de Tahìche ne è classico esempio di come l’artista ha colto nell’intimità della sua rappresentazione – l’Arte e la Natura; coniugando con estrema naturalezza la personale l’attitudine creativa e pratica nella salvaguardia di alcuni elementi configurati grazie al fenomeno dell’eruzione vulcanica.

Quando nel 1966 C.M. decide di far ritorno a Lanzarote stabilendosi definitivamente nella terra di origine, inizia un lungo e fruttuoso percorso creativo che lo vede come l’indiscusso protagonista nella valorizzazione del territorio in chiave di utile e per certi versi necessaria – performance artistica. Si distingue decisamente nell’opera plastica e scultorea, ma quella pubblica sarà una chiave di volta per dichiarare l’isola quale Riserva Biosfera da parte dell’Unesco nel 1993.

Il suo ritorno coincide con un periodo alquanto sensibile per Lanzarote, si vuole dare spazio ad un’ imponente espansione edilizia, deturpando il paesaggio in maniera selvaggia e senza rispetto; il rispetto che Manrique ha sempre esercitato nei confronti della propria terra, opponendosi in maniera ferma e decisa alla speculazione edilizia che intendeva espandersi a dismisura, soprattutto nella costa orientale.

No al turismo di massa, no agli stili conformanti – iniziano a plasmarsi i progetti – figli delle idee buone e positive che l’architetto locale ha maturato nella sua variegata formazione in giro per il mondo, per ritrovare infine se stesso nella florida e contemporaneamente aspra nonché piena di contrasti – natura “lanzaroteña.

E mentre lo sviluppo turistico procede pur lentamente e nella maniera ridotta, parallelamente nascono un’infinità di opere, tese sempre e per sempre a salvaguardare l’anima di Lanzarote e della sua architettura autoctona. Manrique alla maniera universale abbraccia il suolo dalle trame inedite ed uniche; lo stimolo e davvero forte, una volta preso il via non si fermerà più sino al nefasto 25 settembre che lo vedrà vittima di un gravissimo incidente d’auto.

L’arte raffigurata nel dipinto, materica e astratta, caratterizza gli anni ’70, l’inserimento di nuovi materiali quali cartoni e juta con le nuove forme espressive sono un valido contributo per le mostre in Europa; una ricerca assidua ed esigente si espande ben oltre, proiettando una luce fruttuosa nei riguardi del territorio isolano.

Nel frattempo pubblica il libro – catalogo Lanzarote. Architettura inedita, i cui raccoglie diverse immagini circa gli elementi architettonici locali; la tutela dell’architettura del posto rimane per Manrique un mantra per la vita.

Procede dinamico e pieno di entusiasmo nella realizzazione di alcune opere pubbliche – il concetto dell’arte totale viene rappresentato con l’incisività nelle sue successive creazioni: Jaemos del Agua, Mirador del Rio, Jardin de Cactus e la sua casa di Tahiche – l’unione di due parti fondamentali; l’arte e l’ambiente diventano un degno esempio di paesaggismo in Spagna.

Il suo operato si espande oltre i confini di Lanzarote abbracciando Costa Martiànez Puerto de la Cruz Tenerife, Mirador de El Palmarejo La Gomera, Mirador de La Pena El Hierro. Uscendo dall’arcipelago delle Canarie interviene a Ceuta per la realizzazione del Parque Maritimo del Mediterraneo, che non poté concludere personalmente nonché a Madrid per la Madrid – 2 La Vaguada ecc.

Manrique è stato un coltivatore di diversi linguaggi creativi come pittura, scultura, urbanistica, arte pubblica; aveva desiderio di armonizzare al meglio interazione con la natura senza tralasciare l’aspetto alquanto rilevante – la passione per la vita.

La sua persona rivive nelle numerose opere che ancora ad oggi tramandano un messaggio importante, ed è quello che vede nella natura una straordinaria bellezza innata, unita consapevolmente e con il criterio di valorizzazione autentica dell’ambiente circostante.

Il suo messaggio armonioso echeggia accora negli alisei, si poggia sulle menti della gente richiamando le persone a prendere nota di un contesto naturale, l’unico nel suo essere, capace di esercitare emozioni e farci riflettere su come una persona piena di volontà e carisma è in grado di valorizzare il proprio tempo consegnandolo alle generazioni future.

L’arte di Manrquie inonda di benessere, è ricca di energia che viene continuamente arricchita dal suolo che lui ha voluto rispettare; l’humus perpetuo che trova il rifugio perfetto nelle morbide linee della sua creazione.

Fine


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