di Agnes Futa

Martedì 8 agosto 2023

Agnes Futa a contemplare la capacità evolutiva del vitigno Babić

Ivan Matošin è un’uomo che ha girato il mondo sulle petroliere di cui faceva comandante, ora è in pensione e si occupa a tempo pieno della sua azienda vinicola situata nell’entroterra di Primošten (Capocesto in italiano) a Široke in Dalmazia Centrale.

Agnes con Ivan durante la degustazione

La terra che coltiva è da sempre appartenuta alla famiglia, storicamente qui c’erano i vigneti e gli ulivi come adesso con la differenza sostanziale che ad oggi il vino ha un nome e cognome, viene imbottigliato e in parte distribuito nella zone limitrofi.

La pianta di Babić su terreno sassoso di origine calcarea – l’impianto risalente all’anno 2000

D’altronde da 2,5 ha totali di vigne si ottengono tra 3/5 mila bottiglie in base all’annata, non è un business di cui vivo sottolinea Ivan con un tono di voce che presagisce una speranza sull’eventuale ampliamento nel futuro.

Difficile dirlo in quanto Ivan essendo una persona piuttosto riservata e comunque di poche parole, perferisce communicare attraverso i suoi vini che testimoniano un lavoro svolto a pennello con grande riguardo circa la qualità dei vini e la loro successiva durata.

Prima del tramonto,il vigneto a corpo unico di 2 ha esposto a Ovest – in fondo il mare

Il protagonista assoluto della storia di Matošin è il vitigno Babić, galiardo nella gestione del suolo “astiosio”, disseminato di pietre calcaree ovunque – sono loro che imprigionato le radici delle piante rilasciando il grazioso calore così necessario durante la consueta escursione termica. Qui non faccio i trattamenti prosegue Ivan, non c’è né alcun bisogno, non ho neanche i problemi di peronospora, il vento ci aiuta ad asciugare gli eventuali ristagni, le uve crescono bene e in armonia con il terroir circostante. Non utilizzo i lieviti selezionati solo quelli delle uve, faccio la raccolta manuale e poi vinifico con una spremitura senza macerazione, trasferisco il succo in acciaio e poi in barrique o tonneaux in base al potenziale dell’annata, l’operazione che ripeto a seconda dell’esigenza. Non filtro i vini e metto pochissima solforosa, la 2018 si chiama zero in quanto è priva del tutto dei solfiti, faccio invecchiare le riserve per 36 mesi mentre gli altri per 12, il Rosé che faccio esclusivamente per il consumo aziendale 300 bottiglie circa, nasce con la tecnica del salasso, a noi piace molto.

Lo scasso che evidenzia la natura del suolo dell’azienda Matošin

Babić rende poco, è un vitigno presente perlomeno nella nostra zona e si contano davvero pochi ettari, trattato con criterio in campo riesce a generare i vini di interessante personalità in grado di evolvere e migliorando il carattere che all’inizio risulta un po sconnesso. Il legno lo migliora assai e il successivo affinamento in vetro lo rende coeso ed equilibrato. I profumi si nobilitato con il tempo, più che singoli riconoscimenti, si tratta di un raffinato bouquet di fiori e frutti rossi, l’anguria matura sopra gli altri, il fine speziato chiude elegante e compiuto accompagnato dai richiami di natura gessosa, graffite,capperi ,origano e timo.

Alcune bottiglie della verticale di Babić di Matošin: da sx 2017 – 2019 – 2018 Zero – 2018 Riserva – 2020 Zero

I vini hanno mostrato le differenze di annata e carattere, personalmente ho apprezzato la 2017 ad oggi molto equilibrata con un appeal da Santenay, la 2019 originale dal tannino ancora da domare, in ogni caso bel bere nulla da dire, sopra le tutte si posiziona la riserva 2018 sorso completo stratificato, proiettato in un bel futuro lontano, una parentesi a parte sulle versioni zero soliti – vini accattivanti, puliti ed eleganti, più verticali e spigliati.

La 2017 ad oggi più performante

Posso dedurre una certa assomiglianza con il Santenay per quanto concerne la fisionomia del vitigno Babić, saudenza al gusto e tannini setosi, materia colorante non particolarmente incisiva e soprattutto capacità evolutiva. Una piccola realtà da preservare, prima da conoscere ovvio altrimenti non possiamo apprezzarlo. Che futuro avrà la Matošin, riuscirà Ivan a persuadere i figli – Maja e Rosario – a continuare la passione del padre? Le due vigne odierne di cui quella più piccola di 0,5 ha (50 anni) potranno garantire un ritorno economico che giustifichi il sacrificio?

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