Venetsanos. Una cantina costruita dentro Santorini

Lasciando Fira e andando verso il porto di Athinios, la strada comincia a piegarsi verso la caldera.

Venetsanos è lì, sul bordo.

La prima tentazione sarebbe fermarsi alla vista. È difficile non farlo. Il mare sotto, le pareti della caldera, la strada che precipita a curve verso il porto.

Ma sarebbe anche il modo più facile per non capire questa cantina.

Perché Venetsanos non è stata semplicemente costruita in un luogo spettacolare. È stata progettata a partire da quel luogo.

E oggi quasi non si avverte più la separazione.

I volumi seguono la pendenza. Il bianco riprende quello delle costruzioni dell’isola. Le forme sembrano appartenere alla parete della caldera. È un edificio costruito dall’uomo, certamente, ma inserito nel paesaggio con una naturalezza tale da dare quasi l’impressione di essere sempre stato lì.

Dentro questa architettura c’è una parte importante della storia moderna del vino di Santorini.

George Venetsanos. Prima viene l’isola

La famiglia di George Venetsanos aveva lasciato Santorini per il Cairo negli anni tra le due guerre. Tornando sull’isola acquistò diversi terreni, fra cui quello di Megalochori, sopra la baia di Athinios.

È qui che George immagina qualcosa che a Santorini ancora non esiste.

Il progetto prende forma nel 1947; la cantina entra pienamente in funzione nel 1949 e viene ricordata come la prima cantina industriale dell’isola. Venetsanos Winery

Ma “industriale”, in questo caso, non significa semplicemente grande.

Significa trovare un sistema produttivo possibile in un luogo dove mancavano molte delle infrastrutture che oggi consideriamo normali.

L’elettricità era scarsa. Il terreno precipitava verso il mare.

La risposta di George Venetsanos fu quasi elementare.

Usare la gravità.

Scala interna della cantina Venetsanos a Santorini, progettata su più livelli per la vinificazione a gravità
La struttura verticale della cantina Venetsanos, progettata per sfruttare la gravità.
© Agnes Futa / Antenna-Vino

La cantina venne sviluppata su più livelli, dall’alto verso il basso. L’uva entrava nella parte superiore e le diverse fasi della lavorazione seguivano naturalmente la pendenza.

Scale. Vasche. Presse. Passaggi. Ambienti sovrapposti.

Visitandola oggi, si continua a percepire quel ragionamento.

Non è un’architettura nata per stupire.

È una soluzione nata dalla necessità.

A Santorini il territorio non fa da cornice alla produzione.

Decide come si costruisce. Decide come si lavora.

Nel 1963 arriva un altro passaggio significativo: la cantina introduce un generatore elettrico diesel privato per alimentare i macchinari. Ancora una volta, George Venetsanos non aspetta che Santorini cambi. Trova il modo di andare avanti prima.

Sopra Athinios

Athinios è sotto.

Oggi è il principale scalo dell’isola per traghetti, passeggeri e veicoli. Ma quando nacque Venetsanos il collegamento con il porto aveva tutt’altra forma.

Dalla cantina si vede ancora il percorso che scende verso il mare. Prima della strada moderna, quel tratto lungo la parete della caldera veniva affrontato con gli asini.

Anche questo aiuta a capire la scelta del luogo.

La cantina lavorava per gravità dall’alto verso il basso.

E sotto c’era il porto.

Uva, cantina, vino, mare.

Quasi una linea verticale.

Dai livelli inferiori il vino poteva essere convogliato verso Athinios e caricato sulle navi dirette fuori dall’isola. Le fonti dell’epoca raccontano proprio questa relazione strettissima fra struttura della cantina e porto.

Per un’isola il mare non è soltanto paesaggio.

È collegamento. Commercio. Possibilità.

Per il vino significava qualcosa di ancora più importante: poter essere conosciuto altrove.

Le vecchie etichette in greco, francese e inglese sembrano quasi la continuazione naturale di quella geografia.

Il vino nasceva a Santorini, ma già allora cercava il mondo.

Una storia che non è stata buttata via

Dentro Venetsanos la storia non è affidata soltanto alle date.

È ancora negli oggetti.

Vecchie bottiglie di Callisti del 1967 e del 1970. Vin San. Nykteri. Etichette. Strumenti di laboratorio. Attrezzature. Documenti. Quaderni.

Mi sono fermata a lungo davanti a quelle carte.

Appunti e documenti conservati nell’archivio storico della cantina.
© Agnes Futa / Antenna-Vino

Non sembravano cimeli sistemati per arredare una sala degustazione.

Erano ciò che rimaneva di un lavoro.

Tentativi. Osservazioni. Ricette. Errori. Correzioni.

“Kyr Venetsanos”, come veniva chiamato, annotava con precisione ciò che accadeva vendemmia dopo vendemmia: quantità, metodi, risultati, lezioni apprese.

Un archivio del vino.

Ed è difficile non pensare a quanto una bottiglia sia anche questo: una registrazione del tempo.

Non soltanto ciò che è stato prodotto, ma ciò che si è imparato producendo.

In una vecchia pubblicazione dedicata al commercio del vino compare una delle prime etichette del Santorini imbottigliato dai fratelli Venetsanos. Nello stesso documento si racconta la crescita del vino Santorini a denominazione: da circa 570.000 bottiglie nel 1988 a un milione nel 1993.

Non sono numeri della sola Venetsanos.

Sono numeri che raccontano la crescita di un nome.

Santorini.

La storia della cantina, però, non è stata lineare.

Dopo un periodo fuori dalle mani della famiglia e anni di inattività, nel 2015 la struttura torna ai discendenti di George attraverso Nikos Zorzos, nipote del fondatore, insieme al fratello Vangelis. La cantina viene restaurata e riprende vita.

Il restauro non ne cancella la struttura.

Ed è forse questo uno dei suoi aspetti più riusciti: il presente entra dentro la cantina senza espellere ciò che c’era prima.

Quando un territorio acquista valore

Quasi ottant’anni dopo il progetto di George Venetsanos, il prezzo del vino racconta anche quanto sia cambiato il valore attribuito a Santorini.

Ho confrontato tre siti di vendita online.

Sul negozio ufficiale greco della cantina, oggi il Santorini è proposto a 43 euro, il Nykteri a 45, il Platani/Athiri a 33. Il Vinsanto arriva molto più in alto. Venetsanos Winery

Sul negozio statunitense di Venetsanos, il Santorini Assyrtiko è proposto a 41,99 dollari, il Platani/Athiri a 49,99 e il Nykteri a 62,99 dollari.

Su un altro e-commerce legato all’isola il Nykteri compare a 31 euro, anche se al momento risulta non disponibile.

I prezzi cambiano secondo annata, mercato e canale commerciale.

Ma il dato interessante non è stabilire quale bottiglia costi qualche euro in più o in meno.

È osservare il posizionamento.

Santorini non è più soltanto il nome di un luogo. È diventato anche un nome capace di generare valore.

Questo non significa automaticamente sapere quanto sia remunerativo per chi produce: costi dell’uva, rese, lavoro, distribuzione e margini sono un’altra questione.

Ma dopo aver visto le vecchie etichette, i quaderni, gli strumenti e quella cantina costruita dentro la caldera, i prezzi di oggi assumono un significato diverso.

Il valore non è comparso all’improvviso.

Ha una storia alle spalle.

Dal passato al bicchiere

Alla fine della visita siamo tornati al presente.

La produzione contemporanea di Venetsanos, tra Assyrtiko, Nykteri, Athiri e Vinsanto.
© Agnes Futa / Antenna-Vino

Sul tavolo sono arrivate le bottiglie prodotte oggi.

Santorini. Santorini Oak. Nykteri. Vinsanto. Platani-Athiri.

Una gamma contemporanea, con una grafica netta, lontana dalle vecchie etichette conservate pochi metri più in là.

Anche questo racconta il passaggio del tempo.

Non ho sentito il bisogno di trasformare quella degustazione in una sequenza di schede tecniche.

Mi interessava soprattutto il collegamento.

Dopo aver visto le vecchie bottiglie, i documenti, le vasche e gli strumenti, assaggiare i vini di oggi cambia inevitabilmente prospettiva.

Non sono più soltanto vini prodotti a Santorini.

Arrivano dopo una storia che hai appena toccato con mano.

L’Assyrtiko resta naturalmente al centro. Freschezza, sale, struttura senza pesantezza. Un vino agile, ed è anche quello più rappresentativo, capace di generare i neologismi necessari per il suo inquadramento del profilo olfattivo.

Poi il Nykteri, più ampio, sembra quasi vigile, come se volesse assumere il ruolo del custode di una tradizione lunga che non ha intenzione di scomparire.

E il Vinsanto, scuro, denso, lento; un outsider che dopo anni non stenta a generare stupore e curiosità.

La cantina di oggi parla un linguaggio contemporaneo.

Ma non ha cancellato quello precedente.

Christoforos e il tempo dato a una persona

Quello che mi è rimasto maggiormente della visita, però, non è una bottiglia.

È il tempo.

Christoforos avrebbe potuto accompagnarmi attraverso la cantina con una visita corretta, professionale, rapida.

Non lo ha fatto.

Si fermava.

Apriva documenti. Indicava una bottiglia, una vecchia etichetta, uno strumento. Io facevo domande e lui continuava a raccontare.

Mi ha dedicato una cosa che oggi, soprattutto nei luoghi attraversati da migliaia di visitatori, sta diventando rara:

attenzione.

Santorini è ormai conosciuta in tutto il mondo.

Eppure essere conosciuta non significa necessariamente essere capita.

Molte persone arrivano sull’isola senza sapere nulla del suo vino. Lo incontrano magari attraverso un tour, una degustazione organizzata, una visita inserita nel programma di una giornata.

È inevitabile che intorno a tutto questo si sia costruita anche una grande industria dell’accoglienza.

Ma proprio per questo il rapporto diretto acquista ancora più valore.

Christoforos non sembrava interessato semplicemente a mostrarmi una cantina.

Voleva trasmettere una storia.

Ed è forse questo che mi è rimasto più di tutto.

È un’intimità di cui Santorini ha bisogno.

Ne ha bisogno anche il vino.

Perché quando scompare il rapporto fra chi custodisce una storia e chi arriva con il desiderio di conoscerla, il vino rischia di diventare soltanto un’altra esperienza da consumare.

Qui, invece, per qualche ora, è tornato a essere ciò che dovrebbe essere:

una storia trasmessa da una persona a un’altra.

Tornare

Tra pochi giorni tornerò a Santorini.

Continuerò a seguire queste tracce dentro Project Radici e nel lavoro che sta prendendo forma intorno all’Assyrtiko.

Venetsanos è una delle porte attraverso cui entrare in questa storia.

Perché forse è proprio questo che continuo a cercare sull’isola: non soltanto il vino, ma ciò che ha dovuto accadere perché quel vino potesse esistere.

Ed è da qui che nasce anche una domanda che mi accompagnerà nel prossimo viaggio:

Assyrtiko, re di Santorini?


Radici continuerà a Creta, Santorini e in altri territori del Mediterraneo, documentando vigne a piede franco, paesaggi e comunità che le custodiscono.

È un progetto di ricerca indipendente, costruito sul campo, passo dopo passo.

Se riconosci valore in questo lavoro, puoi contribuire a renderne possibile la continuità.

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Agnes Futa
Antenna-Vino
Il vino come atto culturale

Radici — Viaggio tra le vigne sopravvissute del Mediterraneo

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