di Agnes Futa

26 ottobre 2023

Casa Sartori 1898
Verticale Amarone Corte Brà

La prova sono i vini, sono stati loro a testimoniare con la loro tenuta e la loro qualità oggettiva il valore umano apportato attraverso un secolo di storia che la famiglia Sartori ha dimostrato.
La prova che si riassume nel successo enologico preservato con criterio e dedizione e che ad oggi è ancora più che attuale, grazie alle figure professionali che contribuiscono al complesso lavoro della filiera vitivinicola.

Verticale di Amarone Corte Brà: 1999 2000 2004 2006 2008 2010 2011 2012 2015 2016


Tra un sorso e l’altro il mosaico delle sensazioni divenuto dallo sfondo alle partecipazioni utili e pratiche di Andrea Sartori – padron della casa Sartori, Franco Bernabei da oltre vent’anni consulente aziendale e Luca Bonetti l’allievo del Prof. Roberto Ferrarini stimato enologo e ricercatore che si è distinto per la sua capacità di trasformare innovazioni scientifiche in applicazioni. Viene sovente da farci una riflessione, grazie a quanti numerosi aspetti riusciamo a godere di un vino nel calice che qualche volta facciamo agitare senza pensarci, qualcuno sostiene la totale inutilità di far girare il vino in quanto le sue particelle odorose verrebbero aggredite nel modo troppo dinamico, causando la loro disgregazione. Le dieci annate di Amarone (scelte dall’azienda secondo le loro più specifiche caratteristiche) in modo tale da far comprendere al pubblico le differenze dell’annata soprattutto, che in un vino imponente come questo assume dei risvolti interessanti che influiscono sulla percezione gustativa (tralasciando un’attimo i profumi) rappresentata dalla freschezza e dai tannini principalmente. Una parentesi interessante ha riguardato il sistema di allevamento della vite, la Sartori come tanti altri produttori della zona utilizzano oltre al cordone speronato – la pergola veronese – salvifica nel caso della grandine e la massiccia esposizione ai raggi solari che rappresenta un grande problema della viticoltura odierna. Interessante spiegazione sull’appassimento delle uve da parte di Luca che grazie alla vicinanza di Ferrarini, il quale su codesto topic fece uno studio approfondito ideando una tecnica di appassimento integrato che include sia quello naturale che a temperature controllata. Gli aspetti come questi concorrono alla buonuscita dei vini prodotti, ecco per ritornare al momento della mera degustazione quando esigiamo l’eleganza e la personalità dei vini in questione.

Durante la degustazione by antennavino.com

Ritornando ai protagonisti dell’incontro che sono i dieci vini, vorrei fare una puntualizzione che è seguente, le degustazioni verticali di vino sono molto impegnative, sfiorano i limiti di noia e ripetitività stenografica e di solito sono rivolte alle persone addentrate nel tema vino, quindi non ai neofiti ignari di una mole di nozioni che nasconde una bottiglia di vino. Ma grazie proprio alla realtà costituita da infinite informazioni che possiamo a fondo capire un vino e diventarne consapevoli delle complessità e delle problematiche che si celano dietro un’annata calda o piovosa, e come soprattutto cambia il carattere del vino. Per questa ragione sono utili e costruttive per consentire anche una valutazione futura al livello degli investimenti sia da parte dell’azienda che il consumatore collezionista del caso, ma questo è un tema a parte.

Il messaggio fondamentale che traspare da questo tipo di degustazioni è che siamo di fronte ad un vino che rappresenta un valore in crescita per quanto concerne il futuro.

L’Amarone è uno dei vini italiani accanto al Barolo e Brunello di Montalcino che rientra nella categoria del collezionismo. Un team di persone capaci serve proprio a mantenere la preziosità data dal territorio tutelando al meglio tutti gli aspetti delle fasi produttive per ottenere un prodotto conforme alla sua originaria vocazione cioè mantenere al più lungo le caratteristiche vitali per un salubre e lungo invecchiamento. Casa Sartori non ha mai abbandonato questo concetto di qualità, e appunto ritorno alla premessa iniziale del vino che dimostra tutto ciò che ho cercato di esplicitare per cogliere l’essenza di quello che si fa nel contesto di un modello di business sostenibile.

Le sfumature di colore delle dieci annate

La degustazione è iniziata dal vino più giovane 2016 per concretizzarsi nell’annata più vechia della batteria 1999. Trovo inutile riportare le nozioni riguardanti sia l’andamento climatico che i parametri tecnici del vino (per ragioni che ho descritto qui sopra), farò un riassunto conciso e sintetico delle mie impressioni per rendere più leggibile il vino, che nell’essenzialità trova la sua pragmatica espressione. Ritengo che di fronte anche al più rinnomato vino del mondo sarebbe opportuno rimanere parchi nella descrizione non per essere capiti da tutti (perché la predisposizione personale dell’interlocutore non dipende da noi), ma per stabilire un canale di comunicazione condiviso, avvicinando e non allontanando le persone di esperienze e culture diverse.

2016

L’andamento irregolare tuttavia nell’epocadella vendemmia è ritornato il bel tempo. Vino alquanto giovane, i sette anni non sono nulla per un Amarone – da bere nel 2028 custodendolo bene in cantina idonea.

2015

L’annata calda che grazie al dole si è difesa dal punta di vista patogeno. Una delle mie preferite della batteria, da farci un pensierino, già buona da bere, ha la potenzialità per invecchiare bene.

2012

L’andamento bizzarro, tra il sali e scendi delle temperature la vite haxtrovatocun buon equilibrio. Vino corretto da Amarone gusto classico, un po’ potente.

2011

Il caldo si è fatto sentire anticipando la vendemmia. Nel bicchiere ho trovato carattere e potenza, il successivo l’affinamento migliorerà ulteriormente il vino.

2010

Una delle annate più fresche dell’decennio. Nella storia i vini da questo tipo di annate hanno riservato parecchie sorprese. Intrigante, da bere.

2008

Sempre un’annata fresca come la 2010 ma con una maturazione delle uve completata. Un’emozione assaggiarlo ora, attendere con pazienza un’ulteriore evoluzione.

2006

Piuttosto regolare come annata anche nelle piogge frequenti ma non abbondanti, il vino parte in sordina per aprirsi sulle note in bellissima evoluzione.

2004

Bellissima annata che ha consentito alle uve di arrivare nell’epoca della vendemmia con ottimo livello di antociani ed idonee all’appassimento. Un vino da conoscere e degustare almeno una volta per comprendere al meglio la capacità evolutiva del territorio della Valpolicella Classica.

2000

L’annata del nuovo millennio caratterizzata da un andamento climatico alquanto idoneo per ottenere le uve superlative ahimè. A ventitré anni questo Amarone scalpita senza temere il tempo che passa, anzi sembra che questo sia divenuto un suo fedele alleato.

1999

Ottima annata che ha generato le uve interessanti per l’appassimento senza abbondare nella quantità. Ha mantenuto un appeal naso – bocca riconducibile ai vini che sanno mantenere la stoffa, ed è ancora inespresso del tutto. Come la 2015 anche questa annata è stata me personalmente una delle più preformanti della verticale.

Alla luce di questa degustazione dove il tempo scalfisce la forma della materia, e in tante altre occasioni quando si toccano i vini di una certa età a prescindere dal vitigno impegnato, si assiste inesorabilmente alle emozioni che esercitano su di noi senza distinzioni del caso. Si accede in una grande famiglia dove non ci sono più nomi, tipologie nonché classificazioni e disciplinari – vige la bontà del vino – la sua forza intrinseca di evolversi che è alla base della sua esistenza.

© Riproduzione riservata by @antennavino di Agnes Futa

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Grazie per la risposta. ✨

Vecchia vite di Liatiko a piede franco nel vigneto della famiglia Zoumberakis, a Kali Sykia (Rethymno, Creta). Tra rocce, scisto e forti pendenze, la pianta continua a raccontare il profondo legame tra ambiente e viticoltura mediterranea. Foto © Agnes Futa – Antenna-Vino.

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