di Agnes Futa

Roma – 2 novembre 2023

Oggi il Primitivo di Manduria mostra il suo volto autentico facendo parlare le vigne spesso secolari impegnate nella sua produzione. La fortuna di disporre di un patrimonio ampelografico così prezioso per l’età e il posizionamento geografico, è stata una chiave di volta nella storia di questo vino meridionale in continua affermazione della propria identità.

Le varie sfumature del Primitivo di Manduria
Roma - 30 ottobre 2023 - by Agnes Futa

Un territorio disseminato in 18 comuni tra le provincie di Taranto e Brindisi che dalla bassa Murgia declina verso il Salento sul stupendo abbraccio del Mar Ionio – dove nasce un vino peculiare e ricco in potenzialità future.

In quest’area arida della terre rosse intrise di ferro e manganese che per la loro composizione minerale attirano inevitabilmente gli ulteriori raggi del sole in un clima già messo alla dura prova per la coltivazione della vite – la brezza marina – mitigatrice e salvifica apporta il sollievo necessario alle piante come la notte, per via della sua benefica escursione termica. Grazie a questi fenomeni di soccorso naturale, i vini provenienti da queste terre acquisiscono in freschezza permettendo alle future acidità di ottenere i requisiti per l’equilibrio e la longevità, apportando la qualità e una conseguente possibilità di apertura sui mercati nuovi che investono nei vini emergenti e da collezione.

Le sfumature del Primitivo di Manduria

Ancora una decina di anni fa, il Primitivo di Manduria era associato ad una idea di un vino potente e opulento, da un abbinamento “scomodo”, un po’ come quello dell’Amarone, e spesso lasciato nell’angolo, quando si doveva scegliere tra un vino e l’altro.

Una recente iniziativa organizzata a Roma nell’ambito del programma di “Rigenerazione Economica, Sociale e Ambientale del territorio Jonico – Salentino” da parte del Consorzio di Tutela Primitivo di Manduria, Radici Virtuose e Gambero Rosso ha messo in luce la qualità dei vini presentati, (circa una trentina di aziende), con un focus particolare sulle tre tipologie ad oggi prodotte: Primitivo di Manduria in versione Classica, Riserva e Dolce Naturale.

La Master Class utile e istruttiva

La Master Class che ha proposto sei produttori della versione secca del Primitivo e tre di quella Dolce, ha evidenziato una meticolosa ricerca al livello migliorativo che si impegnano ad offrire le cantine, attraverso le loro peculiari espressioni, grazie ad un vitigno come il Primitivo di Manduria che si sta rilevando alquanto interessante dal punta di vista della longevità.

Un altro fattore di primaria l’importanza è l’età delle vigne vecchie coltivate ad alberello, che qui risulta essere piuttosto fondamentale per la ottima performance, già riscontrabile nel vino giovane, come da me appurato nel Passo di Cardinale 2022 di Paolo Leo – un vino da risorse – figlio di una vigna quarantenne. Un altro vino particolarmente performante che mia ha colpito per la precisione e pulizia gusto – olfattiva con la prerogativa di migliorare ancora è il Plinius Maior Riserva 2018 della Cooperativa Pliniana, interessante espressioni di Piano Chiuso Riserva 2019 della Masca del Tacco proveniente da una vigna singola con muretti a secco e La Riserva Cuvée Anniversario 2010 della Agricola Felline – interessante da bere senza pensarci, lasciando nel bicchiere su perde un tantino nel finale. Originali i dolci, un 2022 e due 2020, mentre nel banco generale si sono proposti con un 2015 e 2012 entrambi sorprendenti per la tenuta, rispettivamente Pezza della Chiesa della Vinicola Cicella e Il Sava della Vinicola Savese. Quella del Primitivo Dolce Naturale è una scommessa forte, il vino del fine pasto si colloca nella sua fascia di mercato predefinita senza particolari ostacoli, prodotto come dice la stessa dicitura nella maniera assolutamente naturale con il appassimento delle uve grazie all’energia solare e senza l’ausilio delle forze artificiali, il vino ottenuto inebria il consumatore con le note di ciliegie mature e uno sfondo leggermente speziato, è stato apprezzata da molti.

Apollonio conquista da subito, lo spessore di questo Primitivo evidenzia classe e competenza di chi la prodotto

Un’altra osservazione sovviene circa le annate presentate, penso che con il patrimonio delle viti vecchie, dal Primitivo di Manduria si può aspettare molto, di conseguenza osare di più, e questo l’invito che faccio ai produttori di non disperdersi nel packaging delle bottiglie dai vetri spessi e pesanti che tra l’atro hanno poco da spartire con il messaggio sulla sostenibilità ambientale ma piuttosto di concentrarsi sul contenuto che vi è all’interno, uscendo magari un’anno dopo, nonché u una comunicazione efficacie volta a valorizzare nel messaggio medesimo il territorio di provenienza.

Pur essendo giovane, questo vino svela un potenziale futuro interessante

Sulla totalità delle aziende le annate erano spartite tra: 2016 – 3 vini, 2017 – 2 + 1 dolce, 2018 – 7 vini, 2012 – 4 vini; la maggior parte era rappresentata dalla 2021 e 2022, qualcosa della 2020. Ritorno al messaggio di prima, il Primitivo di Manduria ha tutte le carte in regola per uscire più tardi, offrendo la possibilità di apprezzare il suo appeal grazie proprio alla capacità evolutiva intrinseca.

Pepe Nero è un comunicatore valido del suo territorio

Una parentesi finale sui vini che mi hanno particolarmente incuriosita e non erano tra quelli della Master Class: Giustini Acinorè Old Wines 2021 – spigliato, naso pulito e duraturo, Apollonio Mani del Sud 2018 – un must della qualità pugliese, è diventato un vero punto di riferimento, Vinicola Cicella Pepe Nero 2020 – bel equilibrio e profumi accattivanti ed infine Tenuta Bagnolo Centofuochi 2017.

Eccolo un 2017 nel pieno della sua bontà

Siamo sulla buona strada rispetto agli anni addietro, c’è un patrimonio da tutelare e divulgare con il criterio della qualità che in questo caso è rappresentata principalmente dalle vigne vecchie coltivate ad alberello, il resto viene da sé, con un lavoro attento e rivolto alle esigenze dei consumatori del mondo.

© Riproduzione riservata by @antennavino di Agnes Futa

Vecchia vite di Liatiko a piede franco nel vigneto della famiglia Zoumberakis, a Kali Sykia (Rethymno, Creta). Tra rocce, scisto e forti pendenze, la pianta continua a raccontare il profondo legame tra ambiente e viticoltura mediterranea. Foto © Agnes Futa – Antenna-Vino.

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