28 novembre 2023
Quando tu hai il vino nel bicchiere, diventa il tuo, era il mio, ma ora è tuo. Annalisa Zorzettig sul significato della linea Myò, 27 novembre Roma.

Magra e minuta da uno sguardo profondo ed eleganza innata – Annalisa Zorzettig – è una donna che guida un’azienda vinicola di 120 ettari nel lembo più settentrionale del Friuli – un crocevia di culture che tuttora echeggiano nella tradizioni territoriali nonché nel modus operandi delle genti che vi risiedono.
Il temperamento e la spontaneità di questa donna, e il modo naturale con il quale riesce a stabilire un contatto diretto con l’interlocutore, si riflettono nel carattere dei suoi vini – un presagio imprescindibile della loro personalità.

Sulle due linee di produzione, limited edition, specialità e bollicine, quella che dove si pone maggior accento dal punta di vista di investimenti stratificati, l’immagine e la comunicazione stessa – è la linea denominata Myò – un progetto singolare che volge lo sguardo verso la biodiversità al servizio del ecosistema e con una proiezione rivolta nel futuro. Come lei stessa afferma – la nostra è una storia da tramandare nei migliore dei modi alle generazioni future, siamo i custodi del nostro tempo e abbiamo una grande responsabilità agendo attraverso le politiche di gestione che rispettano pienamente l’ambiente dove lavoriamo. La terra è un tema scottante che sta molto al cuore alla Signora Zorzettig, il suo team dei collaboratori né è consapevole e si muove di conseguenza, sono molto fortunata prosegue lei ad avere le persone di sostanza, siamo una squadra coesa, tutti davvero competenti. Spicca in mezzo di quel capitale umano la figura che in azienda ricopre un ruolo di estrema importanza – agronomo, scienziato, ricercatore – Antonio Noacco – il suo impegno nel capire il futuro delle viti, di come rafforzarle ricreando un habitat della coltura promiscua come si faceva una volta – sono la chiave di lettura per la tutela dei futuri vigneti, e soprattutto la loro capacità di difendersi in modo equilibrato dal sempre più crescente rialzo delle temperature medie in tutto il pianeta. Quello del sole che scotta, non solamente le nostre pelli quando decidiamo di passare una giornata al mare in agricoltura rappresenta un vero e proprio “tema scottante”, il gioco di parole è casuale ma la questione di difendere le piante predisponendole in maniera intelligente contro la forza sempre più insistente del sole è una questione viva e attuale. Ed ecco che entra in azione Antonio, grazie agli studi approfonditi e le strategie applicate si riescono a mantenere acidità adeguate permettendo ai vini di esprimersi nel futuro con classe e coraggio, i vini invecchiano benissimo, le uve sane e protette sono una garanzia per la nostra produzione ribadisce Annalisa, la natura viene rispettata e capita è la cosa che noi desideriamo fortemente.

C’è un po’ di commozione quando si parla dei singoli vigneti, quello del Friulano e della Malvasia risale all’anno 1936, era il babbo di Annalisa a crederci per primo, investendo nelle piante del tempo prezioso, condiviso tra l’impegno e i sacrifici, il risultato ad oggi si concretizza nella struttura dei vini eccelsa; l’armonia e la pacatezza che emanano evidenzia una personalità singolare ma nello stesso tempo segnata da una semplicità pura. Del tutto interessanti risultano la Ribolla Gialla, il Pinot Bianco di sottile mineralità e finezza complessiva, il Sauvignon Blanc che della sua particolareggiane gamma aromatica si è fatto tatti seguaci – risulta essere un vino di piacevolissima bevibilità e coinvolgimento. Poi c’è un blend piuttosto accattivante, una bella bottiglia che vede come protagonista una bambina, la nipotina di Annalisa, la sensazione di leggerezza fruttata, disinvolta e armonica è l’essenza del modo di essere della piccola che si aggira con disinvoltura in mezzo ai vigneti e gli alberi di frutta comunicando al mondo la loro utilità, il vino è composto di Friulano, Pinot Bianco e Sauvignon Blanc e si chiama I fiori di Leonie. In azienda si fa utilizzo di legni dalle diverse capacità, i risultati sono alquanto sorprendenti, il dosaggio di quest’ultimi non marca affatto il gusto apportando un quid di corposità che si integra magistralmente nella fisionomia del vino.

L’eleganza è la parola più idonea per definire i vini della linea Myò, a prescindere dal carattere delle uve che lasciano un segno inconfondibile in ogni singola bottiglia – il segreto più grande è forse proprio quello di centrare la quadra delle componenti, tenendo conto del clima che sta cambiando, aiutando inoltre le vigne di essere forti e resistenti naturalmente.
Un bel risultato anche per i rossi, del Refosco dal Peduncolo Rosso proposto nel formato magnum e il Pignolo 2015 entrambi tanto giovani con le trame al momento inespresse nella pienezza che riescono a regalare questi due grandi protagonisti della terra friulana. Il Pignolo in ogni caso ribalta il bicchiere, ancora scalpitante ma con il carattere ben definito conquista il pubblico inesorabilmente, fino all’ultima goccia i calci si mostrano vuoti, segnati dalle finissime righe i un’esistenza che si è appena conclusa. Buono!
Produrre il vino è un lavoro complesso e impegnativo, quasi una missione, ma ad oggi l’agricoltura di cui la viticoltura fa parte ha bisogno di persone oneste e coraggiose capaci di accompagnare degnamente il mondo nel futuro, è questo la Zorzetig di Spessa lo fa.
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