2 dicembre 2023
Lo Schioppettino di Cialla – un vitigno a bacca rossa da grandi potenzialità evolutive nonché un must friulano da conoscere. Grazie alla famiglia Rapuzzi oggi possiamo apprezzare le sue singolari peculiarità, grazie alla loro azienda, Ronchi di Cialla è possibile gustare anche le annate vecchie di questo straordinario vino.
Mi sento in dovere di scrivere di un vino, che a conti fatti, si è rivelato uno dei migliori assaggi, ricordandomi peraltro i rossi della Côte de Beaune, in specifico il Pommard – se non fosse per la parte minerale meno marcata si potrebbe desumere che il vino derivi direttamente dalla Borgogna. Mi voglio soffermare sulla sua bontà universale, il sorso, per esprimersi in maniera tantino poetica assomigliava alla carezza di seta, privo di una sensazione fisica del liquido che si espande normalmente nella cavità orale – ebbene si – in questo eccellente 1997 – il tocco della seta si estendeva nella copiosa fluttuazione sia sulla struttura che sui profumi, avvolti e dispiegati come in una dolce sinfonia. Non capita spesso di incappare nelle sensazioni del genere, qui davvero si sfiora l’emozione, e tutto dipende dal nostro retaggio che l’interpretazione riusciamo a dargli, inevitabilmente collocando il soggetto in una gerarchia ragionata sulla verità oggettiva e non esclusivamente sulla piacevolezza. Un vino di qualità come questo e dotato di una grande personalità, coinvolge l’interlocutore richiedendo il tempo necessario, lo stesso tempo (anche se in maniera fisiologicamente ridotta) che gli è servito per diventare un fuoriclasse. I tempi si dilatano e l’esperienza si fa più densa di significato, la fretta cessa di esistere e le azioni come: osservare nel silenzio e stare raccolti nell’istante essendo alquanto affascinati, diventano di primaria l’importanza. Il ricordo che solca la memoria, man mano diventerà sempre più nitido ed incisivo, occuperà naturalmente uno dei primi posti nella lunga lista dei ricordi indelebili. La frase che ho cognato qualche tempo fa e ribadisco sovente nelle circostanze del caso: “la bontà del vino è commisurata al ricordo che ci ha lasciato” – e, qui è attuale che mai.


Vino è arte e la poesia della terra come, lo ha detto più volte Luigi Veronelli riferendosi alla poesia specialmente, ma dietro questa frase – il paragone che per quanto possa essere citata per abbellire i discorsi si cela una grande verità coadiuvata dalle persone autentiche e i fatti realmente accaduti. Infatti qui sopra nominato Veronelli come ricordano i Rapuzzi, prima si innamorò della storia dello Schioppettino e successivamente del vino stesso, che peraltro segui anni dopo. Il vino si distingueva per le doti insolite di bontà e fascino già allora, appunto quella particolare condizione che lo porto all’Olimpo dei vini italiani nel mondo. Nel 1995 a Ronchi di Cialla viene riconosciuta la sottozona di Cialla, è l’unica azienda del territorio a fregiarsi di questo Cru – per la produzione di Schioppettino, Refosco, Ribolla, Verduzzo e Picolit. Lo Schioppettino è davvero in salvo, inoltre è stato valorizzato all’interno di una zona ristretta come il microclima dalle caratteristiche differenti rispetto alle zone limitrofi, e per questo delimitata come un vigneto – il Cialla di Prepotto. La storia di questo vitigno merita di essere conosciuta a tutti gli amanti del vino e come realtà importante dovrebbe essere annoverata nei libri che che parlano di enografia in tutto il mondo. I tannini dello Schioppettino sono fini e calibrati, la loro trama con l’invecchiamento diventa un’elemento prezioso, così la struttura acquisisce il necessario per affinarsi a lungo ed avere un sorso ingentilito ma nello stesso tempo di profonda persistenza gustativa. La setosità, come percezione tattile, rende questo vino desiderabile e di instancabile continuità. Il calice sprigiona infine una miriade di profumi coesi, uniti in un’esecuzione cadenzata senza interruzioni. Il drappeggio variopinto come nella tempera di Klaudia Kosiak intitolata – Rio delle Amazzoni – rappresenta fedelmente le due trame del vino: quella gustativa con la sua ricchezza allargata nonché quella l’olfattiva, che ritrova nella natura e nella sua biodiversità il nesso raffigurato dagli singoli elementi che nel vino si concretizzano con nonchalance e disinvoltura.
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