Nel vecchio Continente il vino di qualità fa parte del costume; una consuetudine raffinata che si è consolidata perfino nelle scelte quotidiane, soprattutto nei paesi produttori dell’Europa Occidentale. Il discorso a parte vale per Londra – da sempre un’attenta vetrina del buon bere e gli stati del ex blocco comunista – con la Polonia in testa che, con il suo crescente Pil è diventata uno dei mercati più ambiti da parte dei numerosi produttori di vino. La storia ci riporta alla memoria anche per i fasti della grande Madre Russia che si distinse nel consumo dello champagne. La più celebre  cuvée della maison Louis Roderer –Cristal – venne appositamente creata nel 1876 per lo Zar Alessandro II, ergo il consumo della bollicina più blasonata del mondo ha attecchito inesorabilmente nell’alta aristocrazia russa – divenendo un fervido status symbol dell’epoca.

Tuttavia la classificazione ufficiale dei vini di Bordeaux del 1855 inizierà ad indirizzare il consumatore colto e benestante, prevalentemente europeo, ad un consumo di categoria, inquadrato qualitativamente nell’ottica del vino ricercato, diversificato per i territori, dunque dalle caratteristiche peculiari valorizzate dalla sopranominata legislazione. Parallelamente, in Italia si apre l’epoca di grandi vini. A Montalcino il primo imbottigliamento di Brunello per mano di Ferruccio Biondi Santi datato 1888 segna un momento storico che, con più lentezza rispetto alla Francia porterà il Belpaese sulla via della qualità stratificata.

Gli anni ’50 – decisivi per il commercio dei vini italiani

Orsono duecento anni circa da quando sono state gettate le basi alla progressiva divulgazione della cultura enoica, ma soprattutto del buon bere consapevole, regolato da un mercato di vigilanza nei confronti del consumatore. Il vino progressivamente ha varato i confini nazionali rivolgendosi ai mercati stranieri e, da un prodotto prettamente di nicchia, dopo la seconda guerra mondiale e con il desiderio di una esistenza migliore da parte delle nazioni stremate dal conflitto – ha iniziato diventare un oggetto di desiderio ai pari di un capo di abbigliamento ecc. L’evoluzione delle società con il suo crescente benessere ha portato sempre più persone al contatto con il nettare di bacco. Si passa dalle classi sociali più agiate che per ragioni ovvie primeggiavano nel trarre i benefici di una società raffinata e colma di ogni bene, alla classe media, la quale per decenni occuperà un ruolo significativo nel consumo delle bottiglie di valore, ed è quella che culturalmente avrà il peso più importante nell’affermazione del prodotto vino. Ai giorni d’oggi, si congiunge, in maniera esorbitante in Italia, la parte restante del tessuto sociale, quindi tutte quelle persone che per facilità d’informazione del era internet e i smartphone sono venute al contatto con la cultura del vino.


I media, compresa la televisione hanno trasmesso le nozioni legate al mondo del vino, il cinema e la stampa specializzata del settore hanno ulteriormente conferito la conoscenza destinata a chiunque lo desiderasse. Negli anni ottanta un cittadino americano laureato in legge di nome Robert Parker, fonda il giornale The Wine Advocate – dove applicherà un punteggio al vino, apportandogli un valore crescente, il quale darà inizio ad una vera e propria speculazione sulle bottiglie di Bordeaux. Era il 1982, da quel momento la critica mondiale del vino di cui Parker è tuttora uno dei più acclamati professionisti, ha intrapreso la strada verso le azioni di natura finanziaria come ad esempio gli investimenti, mantenendo tuttavia l’alto profilo qualitativo dei vini degustati – l’edonismo come prima prerogativa. La crescente sofisticazione del mercato enoico ha provocato un fisiologico aumento della domanda dei consumi di vino quotato dalla critica. I prezzi sono lievitati e le persone non necessariamente addentrate nel mondo del vino, erano spinte a colmare la curiosità sui vini blasonati, si è capito poi che i vini miglioravano con il tempo, aumentando così il loro valore di mercato. Più persone interessate, prezzi più alti a fronte di una produzione quasi sempre stabile, che con le caratteristiche dell’andamento climatico potevano oscillare sensibilmente, in meglio o in peggio. Visto che, il parlare di vino echeggiava in tutto il mondo , tante persone di cui diversi produttori di vino hanno iniziato il precesso consono alle proprie abilità nell’ottica della estrema qualità al prezzo importante; quindi produzioni mirate con etichette diversificate per valore e, il collezionismo con le case d’asta specializzate. Un’importante categoria che si sviluppò quei anni era quella dei importatori e rappresentanti, così detti agenti di commercio che operavano sul territorio nazionale. Per quanto riguarda gli importatori di cui ruolo inizialmente era legato alle case vinicole, vedi i fratelli Mariani della Banfi– famosa casa vinicola di Montalcino che grazie alla lungimirante tattica commerciale ha fatto conoscere al mercato statunitense il vino italiano -che in quel momento necessitava di un consolidamento fuori dai confini nazionali. Lentamente, il gusto del vino francese, italiano, tedesco, spagnolo per enumerare i più significativi di quel momento storico; coadiuvato da un’informazione dinamica e credibile, si è alimentato della cultura e del gusto finora sconosciuto dando l’inizio ad una dimensione nuova del concetto enoico, non legato più al mero consumo di calorie bensì alla vera e propria rivoluzione di cui specialmente l’Europa considerando il suo retaggio storico – aveva bisogno.


Il vino entra nelle case di tutti, diventa un’oggetto di desiderio, un dono da regalare; sempre più persone vogliono acquisire le nozioni riguardanti il mondo del vino. Grazie alla possibilità di degustare anche le annate vecchie, le persone si fanno sempre più domande. Ormai è risaputo che alcuni bianchi possono invecchiare per lunghissimi anni, toccando talvolta i decenni: Riesling tedeschi o quelli dell’Alto Adige per non parlare del Collio che ci sorprende in continuazione con l’evoluzione dei loro vini. I rossi rimangono per ora quelli più affascinanti, nelle cantine private come in quelle dei ristoranti, padroneggiano inesorabilmente i grandi della terra: Borgogna Bordeaux, i mostri sacri come Barolo e Brunello, Aglianico, Gaglioppo e Nerello Mascalese testimoniano la grandezza dei vitigni del Sud. All’ampia gamma produttiva si è contrapposta nella società moderna un’esigenza del approfondimento culturale, le figure come degustatori di vini, sommelier o semplicemente coloro che nella conoscenza vedevano migliorarsi della propria vita nonché la realizzazione di sé stessi, si sono indirizzati sui percorsi altamente specializzati professionalmente. I famosi corsi per sommelier (corso Bibenda) che solamente nella città di Roma educano una miriade di menti al buon bere consapevole, sia dei giovani che quelli che con il vino sono cresciuti testimoniano appunto il vivo interesse che ruota attorno al mondo del vino. In Europa beviamo benissimo, anche negli Stati Uniti d’America, in Sudafrica e ultimamente sempre meglio nel Sudest asiatico. C’è un’energia crescente in arrivo dalle parti del mondo meno consuete, fuori dai tradizionali itinerari produttivi, L’Argentina, Il Cile, lo stesso Brasile ed infine la sorprendente Cina generano i nuovi flussi che si vanno a sommare al già complesso ed articolato mondo del vino. Questa si può definire una ricchezza, una risorsa che contribuisce all’infinità di esplorazioni culturali dove l’antropologia, l’storia e le tradizioni convergono nella realtà del mondo sempre più connesso e reciprocamente dipendente. La fortuna di disporre di così vasto materiale rappresenta un’opportunità di crescita per molti, chi vuole bere con più consapevolezza basta che si affidi al flusso naturale che lo circonda.

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