Un Colpo

Un sorso di vino che lascia una traccia indelebile nella memoria, un sapore franco ed autentico che si lega all’esperienza umana, concatenandosi a quei assaggi che riaffiorano senza indugio solamente al pensiero dedicatogli. L’Ormeasco è lui i protagonista che non intende farsi da parte – un vino emblematico – un rosso che fa tremare le papille gustative. L’ho degustato a Roma nel primo mese del 2024, una città come questa, si merita di annoverare nelle carte dei vini un tale rosso e chi vive o visita la Caput Mundi si merita di conoscerlo, degustarlo e se lo ritiene apprezzarlo.


Loro

Loro sono Eliana Maffone e Bruno Pollero e stanno in una delle sette frazioni di Pieve di Teco, a una ventina di minuti d’auto da Imperia, si certamente in Liguria, quel lembo di terra – nell’alta Valle Arroscia frastagliato tra le montagne o meglio alte colline ed il mare trasparente della Rivera del Ponente. Non lontano da Sanremo subito individuabile e la stessa Côtes-de-Provence rinominata per la produzione dei vini rosati. L’azienda loro la definiscono così: “un luogo magico dove la tradizione del vino e del olio buono viene portata avanti con passione e dedizione”. Potrebbero sembrare parole banali che abbiamo sentito pronunciare più volte, è vero, l’Italia si riassume in quella frase apparentemente scontata, l’Italia è l’Optimum delle condizioni ambientali favorevoli per fare viti e oli coltura ai massimi livelli.


Storia di Coraggio

Bruno, nell’anno 2009, decide di lasciare il lavoro per dedicarsi a tempo pieno ai vigneti. Da quel momento la vita di entrambi cambia. Le scelte intraprese si fondano su un patrimonio vinicolo singolare, caratterizzato dai vigneti quasi secolari da cui si ottengono due tra i più importanti vini di tutta la produzione – Ormeasco di Pornassio Superiore e Ormeasco di Pornassio Passito (piante di 100 anni). La gamma completa undici vini, di cui due Pigato, un Vermentino, una Granaccia. Ma il vero protagonista territoriale è proprio lui – l’Ormeasco, viene proposto in ben cinque versioni oltre a quelle già nominate – uno Spumante Metodo Classico Brut Rosé Millesimato, quello Chinato (che originalità), e due Grappe per dar voce all’uva anche nella forma distillata. Un Olio Extravergine di cultivar Taggiasca chiude la vasta gamma della proposta aziendale. Le basi per un progetto valido che rende la Tenuta Maffone centrata negli obbiettivi, anche quelli di business ci sono tutti. Il perno che è l’essenza di quelle colline rimangono sempre i vigneti, in loro c’è il principio come la conclusione del ciclo vegetale sotto la forma dei vini corrispondenti – figli identitari per antonomasia.


Un colore vivido e vibrante come la sua struttura ricca e avvolgente senza essere troppo invasiva. La fisicità del sorso, è il forte di questo vino: coeso, armonico e dispiegato su un’accogliente stoffa trapuntata. L’energia e la persistenza, entrambi continuative, invitano ad una lenta riflessione che si focalizza nell’anima ligure di macchia boschiva, frescura, fauna e flora in un ambiente impervio, esigente, autentico. Un vino che sa essere se stesso, un rosso da contemplare e da dividere con passione. Una storia che fa muovere le corde più nascoste senza passare per enigmatica. Un vino dal naso intenso e di stoffa da vendere. Nasce dal vigneto con più di 70 anni coltivato a 600 metri, dopo acciaio passa in legno grande per accomodarsi a lungo in vetro. Un vino che respira lentamente osservando la sua vocazione alla bellezza naturale che segna la storia.

Paura dell’ignoto? – finché rimani nell’ignoranza del non conoscere, non saprai apprezzare

A.F.-

Vecchia vite di Liatiko a piede franco nel vigneto della famiglia Zoumberakis, a Kali Sykia (Rethymno, Creta). Tra rocce, scisto e forti pendenze, la pianta continua a raccontare il profondo legame tra ambiente e viticoltura mediterranea. Foto © Agnes Futa – Antenna-Vino.

radici

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