
Nelle Marche in mezzo alle colline armoniche e tondeggianti ci sono delle ottime condizioni per coltivare le uve di cui in special modo Il Verdicchio; un vitigno versatile e capace di invecchiamenti importanti. Nelle versioni spumante, bianco e passito, il Verdicchio riesce ad esprimersi ad arte, sorprendendo non di poco gli stessi degustatori.
di Agnes Futa
Angelo Accadia si trasferisce nelle Marche con la moglie Maria alla fine degli anni settanta. La coppia decide di migliorare la propria esistenza optando per il trasferimento nella zona della produzione classica di Verdicchio dei Castelli di Jesi, a ridosso del comune di Serra San Quirico in provincia di Ancona. Lasciano Milano, Angelo è un pittore, esponente della corrente metafisica ed è in piena espansione artistica, ha bisogno di nuovi stimoli soprattutto più profondi e coinvolgenti – l’ambiente circostante si rileva adeguato per condurre una vita più armonica e lontana dal caos cittadino. Ha sempre avuto a cuore le problematiche umane, un aspetto che influenzerà anche la sua filosofia nella produzione di vino, con un focus sull’autenticità e il rispetto dell’ambiente.


Si arriva al 1983 – l’anno i cui ufficialmente viene fondata l’Azienda Accadia, la proposta enoica si rivela da subito differente rispetto alla consuetudine dell’epoca. Accadia decide di uscire con tipologie di Verdicchio diversificate tra di loro in base alla maturazione delle uve e posizione nel vigneto con i relativi microclimi. Nascono quindi: Conscio, Consono e Cantorì – le tre selezioni da uve straordinarie che guardano lontano nel futuro – dal più semplice Consono al più complesso Cantorì in bottiglie numerate – si gettano le basi per un concetto di produzione di alta qualità, fuori dagli schemi. Successivamente arriva un rosso potente ed equilibrato di nome Riverbero, ed infine, l’Innocenza – un Verdicchio sui generis da uve appassite – il vero capolavoro della natura in edizione limitata.

Da alcuni anni si è affiancata nel lavoro aziendale, curando anzitutto l’aspetto commerciale una delle figlie dei coniugi Accadia – Evelyn – donna giovane e dinamica, la comunicazione è il suo forte e non le piace perder tempo in attività poco produttive. Il suo approccio innovativo ha portato freschezza e nuove idee nel team, creando un ambiente lavorativo stimolante e vivace. L’interessante è la linea da lei ideata che vede nei rifermentati in bottiglia una completezza della linea produttiva, arricchendo l’offerta dell’azienda in modo originale e sofisticato. Tuttavia, il suo vino più performante rimane l’”Evelyn” – un macerato sulle bucce di 15 giorni – come lei stessa lo definisce, è il Verdicchio che non hai mai bevuto prima; un vino che racconta storie, un equilibrio di sapori tra freschezza e struttura, capace di affascinare e sorprendere anche i palati più esigenti. Questo prodotto è diventato un vero e proprio simbolo del suo lavoro, riflettendo la passione e l’impegno che lei dedica alla viticoltura e alla valorizzazione del territorio.

Sarò per sempre grata al mio amico romano Dario Risi di avermi presentato un giorno Angelo Accadia, un rapporto umano che si è da subito restaurato nei migliori dei modi ed è stato avvalorato da una successiva collaborazione professionale piena di curiosità e soddisfazioni. Ho avuto abbastanza tempo per apprezzare i vini prodotti da Angelo. Progressivamente con il passare del tempo in tante occasioni di bottiglie stappate, soprattutto di Verdicchio mi hanno confermato la qualità e la bontà intrinseca che rappresentano. La filosofia adottata da Angelo oramai più di quarant’anni fa continua a dare dei frutti preziosi, confermando al contempo l’impegno e la serietà con la quale la famiglia Accadia si è approcciata a questo lavoro -passione. Il un modo semplice e contro corrente è la cosa che mi ha colpita da sempre nell’atteggiamento di Angelo – che non è un produttore alla moda, e credo, anzi mi auguro che non lo diventi mai.


Nelle tre tipologie dei bianchi secchi prodotti il Consono dovrebbe essere un vino d’entrata come si dice ad oggi, da bere giovane ecc.; ho sempre capito invece che il vino d’entrata in questo caso non esiste. Ho stappato le bottiglie di Consono di dieci anni e più assaporando il suo originale gusto smussato dagli anni in bottiglia. L’invito è quello di dare il tempo all’affinamento di questo straordinario vitigno a bacca bianca, lasciandolo in cantina per qualche anno. Il Verdicchio di qualche anno tira fuori una sinfonia di aromi raffinati spesso coadiuvati dalle imponenti note di idrocarburi, simili ai Riesling Renani o Chenin Blanc della Loira. Possiamo immaginare al quale divertimento andiamo incontro con altre due selezioni, il Conscio e il Cantorì, specialmente per quest’ultimo parliamo di un’espressione di Verdicchio alquanto preziosa – un vino capace di affinarsi in bottiglia per i decenni.

La preziosità di questi vini deriva indubbiamente dall’impostazione iniziale datali da Angelo e Maria, tuttavia bisogna considerare di notevole l’importanza la conformazione geologica del suolo nonché le condizioni pedoclimatiche del territorio. I vigneti che ad oggi si estendono per ben nove ettari vivono di due aspetti significativi: il primo la distanza dal mare il flusso dell’aria marina, ci troviamo a 44 km da Falconara Marittima, il secondo quella della montagna, in questo caso abbiamo Monte San Vicino che crea una barriera naturale contro le correnti fredde dell’Appennino umbro-marchigiano. In ogni caso la presenza umana che guida l’intero processo di produzione ha la meglio, in un luogo privilegiato per la dimora dei vigneti è il uomo il regista e fautore di tutto.

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