Situata a Lanzarote – El Grifo – è la più antica azienda vinicola dell’isola, custode dei vigneti secolari modellati da costanti alisei nelle condizioni di siccità quasi desertica, capace di generare vini estremi e ricchi di energia vibrante.

Agnes Futa

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Il Vulcano

Lanzarote è l’isola più nord-orientale dell’Arcipelago delle Canarie, posizionata al largo dell’Africa Occidentale. Famosa per i suoi paesaggi vulcanici e belle spiagge; la visione lunare del suo territorio è dovuta a due delle più grandi eruzioni del Timanfaya, avvenute fra il 1730 e il 1736, fatti che cambiarono la conformazione del suolo in modo significativo. Con i suoi 60 km di lunghezza e 20 km di larghezza, è percorribile in nemmeno 40 minuti di tempo dal nord al sud; il panorama è costantemente caratterizzato dalla presenza delle rocce laviche. Si può dire che l’elemento architettonico naturale lanzaroteño è il vulcano e i suoi derivati nelle più svariate forme. Si direbbe inoltre che in uno scenario così aspro e apparentemente inospitale, immaginarsi la mancanza di qualsiasi presenza di coltura e della stessa vita umana che stenterebbe a sopravvivere serenamente, è un errore. Tutt’altro: la sabbia lavica si è rivelata un ottimo alleato della viticoltura lanzaroteña; ricoperti dalla sua sottilissima coltre i vigneti beneficiano dell’umidità rilasciata durante le ore notturne, compensando il naturale deficit idrico. E c’è chi ha pensato di cogliere dalla forza eruttiva dei vulcani inglobata nelle sontuose lingue delle colate laviche, trasformandola in diversi concetti di bellezza naturalistica, un’spirazione; parlo dell’architetto-artista César Manrique, colui che diede l’impronta unificante e creativa all’isola attraverso le sue numerose e diversificate opere. La gamma dei colori tra il nero, grigio, bluastro, beige, ocra e crusca ricorda in ogni momento la severa natura di Lanzarote, mentre l’aria tersa e nitida della sua posizione atlantica, e la calima, un fenomeno atmosferico caratterizzato dalla presenza di polvere, sabbia e altre particelle sospese nell’aria, così comune alle Canarie, di un ambiente dalle connotazioni desertiche. La polvere scura è onnipresente, è un chiaro contrasto tra il verde di aloe e le casette bianche dislocate in un disordine artistico; definiscono l’essenzialità del paesaggio dai contorni incisivi.

Il Parco Nazionale del Timanfaya – riconosciuto nel 1993 dall’Unesco come Riserva di Biosfera |Credit: Gernot Keller

Patrimonio viticolo

A Lanzarote la viticoltura è di casa, si è consolidata a seguito delle eruzioni vulcaniche dell’ottocento dopo aver subito un decisivo cambiamento della sua conformazione territoriale. Le principali aree di produzione vinicola dell’isola si trovano nelle zone di La Geria, Masdache e Tinajo, appartenetti ai comuni di YaizaTíasSan Bartolomé e Tinajo.

Le due uve più importanti senza dubbio risultano – Malvasía e Listán Nergo entrambe si può dire autoctone, in quanto la Malvasia attraverso il suo lungo processo di adattamento al clima rigido e alle condizioni edafiche dell’isola è mutata fino a diventare un clone del tutto particolare chiamato appunto Malvasia Volcánica, e ancora ad oggi si trovano le piante a piede franco, antecedenti alla fillossera.

Le altre uve come Moscato d’Alessandria e Syrah vengono impiegate nelle vinificazioni da alcuni produttori, il primo anche nella versione dolce. Esiste un gruppo nutrito di uve minori sparse sull’isola come Vijariego Bianco, Listán Bianco, Gual, Albillo, Burra Bianca, Negramoll, Mulata, Tintilla, Negra Común e altre, in molti casi non catalogate, che vengono ancora coltivate a Lanzarote, ma sono quasi del tutto scomparse nel continente.

Particolare è il modo di messa a dimora dei vigneti prevalentemente ad alberello di età secolare, e a volte anche più vecchi, distribuiti in maniera geometrica a semicerchio appena al di sotto della cenere vulcanica nei cosiddetti chabocos.

Le viti vengono messe all’interno dei muretti curvi costituiti dalle pietre laviche a una profondità variabile; possono arrivare a quattro metri di profondità e sei metri di diametro. La densità dell’impianto non supera le duecento piante per ettaro. Nel moderno sistema di allevamento della vite si costruiscono invece i muretti in modo lineare; la funzione è sempre la stessa: la protezione dagli alisei che soffiano forti in primavera/estate, bruciando inesorabilmente le foglie della pianta. Con questa nuova disposizione, il numero delle piante aumenta notevolmente. La vendemmia avviene nel mese di luglio ed è la prima a essere eseguita in Europa. Per ragioni ovvie dovute al posizionamento particolare dei vigneti all’interno delle buche agurejos in spagnolo, quest’ultima viene effettuata manualmente; nessun macchinario potrebbe districarsi nel complesso mosaico delle figure geometriche lanzaroteñe.

All’entrata dell’azienda El Grifo | Photo: Antennavino – Novembre 2024

Bodegas El Grifo

El Grifo è la cantina con più storia dell’Isola di Lanzarote, un luogo dove tradizione e passione per il vino si intrecciano. Viene fondata nel 1775 e nel 2015 ha festeggiato gloriosamente i suoi 250 anni di fondazione, un traguardo che testimonia l’eccellenza e la dedizione che contraddistinguono questa storica realtà vinicola. In tale occasione, l’artista Ildefonso Aguilar ha dedicato una delle sue opere intitolate <Sotto il Vulcano>, una creazione che riflette l’umanità e il legame tra l’arte e la natura. Questa opera è stata scelta come etichetta celebrativa per la Malvasia Lìas 2018, il vino scelto per festeggiare l’anniversario.

La cantina si trova a Masdache, al centro dell’isola; possiede una cantina moderna, un’accogliente enoteca, una biblioteca ben fornita, un museo a regola d’arte e circa sessanta ettari di vigneto che si estendono a perdita d’occhio. Questa straordinaria posizione consente ai visitatori di godere di una vista panoramica sui paesaggi circostanti. Gli attuali proprietari, Juan José e Fermín Otamendi Rodríguez-Bethencourt, rappresentano la quinta generazione e sono riusciti in modo intelligente a rendere El Grifo un punto di riferimento della viticoltura eroica; l’ultimo riconoscimento – l’Oro – per la Malavasia Lìas 2022 al Concorso Enologico Mondiale dei Vini Estremi CERVIM (Italia).

Con un impegno costante per la qualità e l’innovazione, hanno valorizzato le tradizioni vinicole locali, creando vini che raccontano la storia e il carattere unico della regione, offrendo anche tour guidati e degustazioni che permettono agli appassionati di immergersi completamente nella cultura vinicola. Una comunicazione efficace attraverso i vini dall’impronta vulcanica strettamente correlati al suolo di appartenenza è uno dei più forti punti di quest’azienda.

La degustazione presso El Grifo: Photo – Antennavino – novembre 2024

La gamma dei vini prodotta è in grado di soddisfare anche il degustatore più esigente; si parte dal Metodo Classico Brut Nature di Malvasía Volcánica (1991 la prima annata) da viti pre-fillossera con affinamento sui lieviti di almeno 5 anni. A seguire, una bella sfilza di bianchi sempre base Malvasía, di cui Vendimia De Invierno, inaugurata nel 2022 per la prima volta, è figlia di una vendemmia anticipata al mese di febbraio grazie alle potature preventive di settembre. L’unicità si riscontra anche nei rossi: per primo, il Listán Negro in purezza, l’autoctono per eccellenza, proviene da una parcella specifica di Tomaren, terra fertile del centro isola, e vede la sua massima espressione nell’etichetta Grano a Grano, vino sottoposto a un procedimento insolito dove una parte dell’uva viene calpestata con i piedi, l’altra sgranata a mano e la parte restante dei grappoli integri aggiunti nella fase di vinificazione; l’originalità massima e il risultato lusinghiero. Di ottimo impatto e di piacevolezza gustativa, altri due vini: il rosato di Listán, Negro Rosado De Lagrima, in versione di beva spensierata, senza tralasciare però le note peculiari che contraddistinguono il vitigno; nondimeno, il Moscato d’Alessandria Orange Wine, macerato sulle bucce per un periodo di circa tre mesi, che mostra una singolare piacevolezza gusto-olfattiva, racchiusa in una cornice di soffice estrazione polifenolica e freschezza vibrante. In epilogo, il passito di Malvasia Canari: frutto di un lungo processo di invecchiamento durato 65 anni, che vede nel blend di tre annate – 1956 – 1970 – 1997 – realizzarsi un vino unico, complesso negli aromi e accattivante al gusto, considerando che gli zuccheri e l’acidità sono rappresentati da un fenomenale bilanciamento.


Traendo le prime conclusioni, si può constatare che quella delle Lanzarote è una viticoltura coadiuvata da una forza naturale unica, e sono i vini a dimostrarlo. Le aziende fungono da tramite tra la natura e l’uomo, proponendo un prodotto peculiare e di ottima qualità. El Grifo mantiene salde le radici della propria tradizione e, nello stesso tempo, applica i nuovi metodi di produzione per rispondere alle esigenze del contesto dell’habitat di provenienza. Una continua ricerca volta a esaltare le potenzialità di una terra che, prima delle serie di eruzioni, ospitava il grano come coltura principale; oggi dimostra con serietà e validità di dare molto e andare nella direzione giusta, ma soprattutto di mantenere l’identità inalterata dei suoi vini, anche degli ultimi arrivati.

Pietre Vulcaniche di Lanzarote | Photo: Antennavino Novembre 2024

Fine Parte I

Vecchia vite di Liatiko a piede franco nel vigneto della famiglia Zoumberakis, a Kali Sykia (Rethymno, Creta). Tra rocce, scisto e forti pendenze, la pianta continua a raccontare il profondo legame tra ambiente e viticoltura mediterranea. Foto © Agnes Futa – Antenna-Vino.

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