Il segreto dei vini della Tenuta Greppo risiede soprattutto nel suo microclima e nel suo suolo caratteristico, ideali per la produzione di vini rossi, longevi e profumati, nonché nella razionale gestione di Ferruccio Biondi Santi, che ha avuto il merito di innestare le nuove viti dell’azienda con il clone di Sangiovese grosso da lui selezionato. La forza del Brunello Biondi Santi scaturisce fondamentalmente da questi elementi, che, con il passare degli anni, si è rivelato come un decalogo da preservare e difendere.

Agnes Futa

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Il sasso di Montalcino

Il territorio di Montalcino è molto sassoso e difficile da coltivare; diventa una forza per le piante in cerca di riparo, specialmente nelle condizioni di stress idrico. Le radici della vite sanno districarsi con maestria nella profondità del suolo, dispiegandosi sapientemente nelle anguste viuzze tra un blocco e l’altro; abituata alla lotta continua e talvolta esasperata, la pianta genera dei frutti preziosi: il futuro vino, dotato di carattere e di longevità. Il Greppo si estende su un sistema collinare dalle medesime caratteristiche a un’altitudine di 385/507 metri s.l.m.; la sua esposizione a sud-est risulta ideale per la produzione di vini rossi che, una volta bevuti, permangono nella memoria di chi li ha assaggiati. Si prediligono terreni galestrosi e vengono scartati tutti quelli troppo fertili; inoltre si può constatare, grazie alle analisi e all’osservazione della Carta Litologica Semplificata del Comune di Montalcino, che i terreni di Greppo risultano particolarmente adatti a ospitare il Sangiovese in quanto magri e ricchi di scheletro, con un microclima tendenzialmente secco durante la maturazione delle bacche, che valorizzano appieno i profumi e la struttura di Brunello. Il clima segna una forte escursione termica, accentuata nei mesi di settembre e ottobre, proprio durante la vendemmia; questo permette alle uve di esprimere in totale tutti i profumi caratteristici di Brunello a causa dei forti sbalzi di temperatura al sorgere del sole.

Un pezzo di storia Clemente Santi e il nipote Clemente

*La storia di Brunello del Greppo inizia con Clemente Santi, nipote di Giorgio Santi. Come annota il Proff. Baccio Baccetti nella pubblicazione Cultura e Università di Siena – luglio 1993, Giorgio Santi (Pienza, 1746 – Pienza, 1822) si dedicò all’esplorazione naturalistica. Laureato in medicina a Siena, studiò a Montpellier e Parigi, dove conobbe scienziati come Lavoisier e Buffon. Al suo ritorno in Italia, fu nominato professore di chimica e storia naturale all’Università di Pisa e direttore del Museo e dell’Orto Botanico. Durante il Governo Francese, divenne Ispettore generale degli studi e Provveditore onorario delle università toscane. Nei suoi voluminosi resoconti sulle esplorazioni nel territorio senese, si occupò principalmente della botanica e della geologia delle regioni visitate, contribuendo così ai primi rapporti sulle esplorazioni secondo il metodo odeoporico, adottato da molti naturalisti nei secoli XVIII e XIX.


Il nipote Clemente, laureato in farmaceutica a Pisa e noto scrittore, aveva vaste proprietà terriere a Montalcino e Pienza, e dedicò gran parte della sua attività all’agricoltura, in modo particolare al Greppo, azienda agricola di proprietà della madre Canali, che rappresentava un punto di riferimento per gli agricoltori locali in cerca di innovazioni. Le sue conoscenze approfondite di chimica e di scienza lo aiutarono a portare le sue tecniche enologiche a livelli invidiabili durante gli ultimi anni della sua vita, contribuendo in modo significativo all’evoluzione della viticoltura nella sua regione. Prima di raggiungere quel riconoscimento per il suo “vino rosso scelto (brunello) del 1865”, anche il suo Moscatello, un vino dolce e aromatico, fu premiato alla Esposizione universale di Parigi del 1867 – riconoscimento straordinario in quanto all’epoca i francesi si consideravano gli unici produttori al mondo di vini di qualità, facendo dunque della vittoria di Clemente un evento di grande rilievo. Egli ottenne vini rossi adatti all’invecchiamento, lasciandoli fermentare a lungo, e la sua dedizione alla ricerca lo portò a testare vari metodi di vinificazione. Aveva individuato tecniche di travaso e di affinamento in botti più avanzate rispetto a tutti i suoi contemporanei, combinando tradizione e innovazione, e ciò gli permise di creare vini complessi e straordinari, apprezzati da esperti e amanti del vino di tutta Europa.

Uve sangiovese Grosso detto Brunello

La filossera e la selezione clonale del Sangiovese

Ferruccio, forte dell’esperienza straordinaria del nonno materno Clemente Santi, si dedicò con competenza all’azienda del Greppo e, come spesso avviene nelle più felici decisioni storiche, deve qualcosa alle avversità; a metà dell’800 l’oidio, poi la fillossera, poi ancora la peronospora, si abbatterono sull’Europa e quindi anche sul Greppo. Egli si trovò a fronteggiare una minaccia senza precedenti per la sopravvivenza delle sue vigne, una situazione che avrebbe scoraggiato molti, ma che per Ferruccio si trasformò in un’opportunità stimolante per innovare. La sua visione fu chiara: mentre i viticoltori cercarono di mettere in bevanda rapidamente i vini rossi per un rapido realizzo finanziario dai nuovi vigneti, egli guardò verso nuovi orizzonti non accontentandosi di difendere semplicemente una tradizione. Nella sua azienda del Greppo, già in quel tempo iniziò una metodica selezione clonale del Sangiovese, un processo meticoloso e lungimirante che avrebbe gettato le basi per il futuro della viticoltura toscana. Alla fine reimpiantò tutti i suoi vigneti innestandoli su barbatelle selvatiche, con prese da quelle piante madri individuate al Greppo, operando una scelta che avrebbe inciso profondamente sul profilo aromatico e sulla qualità dei vini prodotti. In un certo senso, anticipò di circa un secolo la tendenza in Toscana a produrre vini rossi di corpo pieno, vinificando in purezza il Sangiovese, un gesto audace che lo avrebbe reso pionieristico. Forse non si rendeva conto di stare inaugurando una nuova era per i vini di Montalcino, ma la sua determinazione e il suo spirito innovativo lo guidarono verso il successo. Egli limitò di proposito le rese per ottenere uve più ricche di corpo, di estratti e d’acidità, selezionando i grappoli migliori per i suoi vini da imbottigliare con una cura che rifletteva il suo rispetto per la tradizione e la natura. Il suo Brunello, naturalmente ricco di tannini, con un elevato grado di acidità totale, proprio come quello odierno, veniva invecchiato per anni in botti di rovere di Slavonia di media grandezza, un processo che conferiva ai suoi vini una complessità unica e una capacità di invecchiamento sorprendente. La prima annata del Brunello fu il 1888, seguita dal 1891 altrettanto grandiosa, annate che non solo segnarono un trionfo personale per Ferruccio, ma furono anche la consacrazione a maestro Ferruccio Biondi Santi, sebbene la piena misura del suo talento e delle sue intuizioni si ebbe solo decenni più tardi con il figlio Tancredi, il quale continuò il lavoro innovativo del padre, portando il nome Santi a livelli ancora più elevati nel panorama enologico internazionale.

L’arte del tempo trascorso

Le Riserve sono la massima testimonianza della longevità e della tipicità del Brunello della Tenuta Greppo.

Qui di seguito una parte della breve carrellata delle riserve più rappresentative con potenzialità di perdurare del vino:

*Fonte: estratto da Accademia dei Georgofili Anno 2001 settima serie – Vol. XLVIII(177° dall’inizio)il riassunto di Franco Biondi Santi – Il Brunello di Montalcino: il passato e il futuro.

Fine parte seconda

Vecchia vite di Liatiko a piede franco nel vigneto della famiglia Zoumberakis, a Kali Sykia (Rethymno, Creta). Tra rocce, scisto e forti pendenze, la pianta continua a raccontare il profondo legame tra ambiente e viticoltura mediterranea. Foto © Agnes Futa – Antenna-Vino.

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