Irpinia, Aglianico e una voce che rifiuta l’indifferenza

Capemort. Quando una vigna chiede di non essere ignorata

Capemort. Quando una vigna chiede di non essere ignorata


Le vigne non fanno rumore.
Stanno lì, anche quando nessuno le guarda più. In Irpinia, alcune di queste vigne hanno l’età e la dignità dei monumenti, ma non la protezione che riserviamo alle cose riconosciute come tali. Le ho viste. Non chiedono attenzione: resistono. È l’indifferenza intorno che fa più rumore di qualunque denuncia.

Irpinia Aglianico DOC Capemort, bottiglia e calice

Capemort nasce qui, da un Aglianico che non cerca consenso e da un territorio che non ha bisogno di essere spiegato, ma ascoltato. L’Irpinia interna, lontana dalle semplificazioni, custodisce vigne che sono archivi viventi: stratificazioni di lavoro, tempo, clima, scelte umane. Monumenti naturali che non chiedono celebrazione, ma responsabilità.

Questo vino non si offre come rassicurazione. È un Aglianico che tiene la tensione, che non addomestica il carattere del luogo da cui proviene. Non si lascia ridurre a formula, né a racconto consolatorio. Come spesso accade nei territori più autentici, la qualità non è accompagnata dal rumore, ma dal silenzio.

L’etichetta, curata dall’artista Alex Caminiti, non è un esercizio estetico. È un segnale. Un grido visivo contro l’indifferenza dell’uomo verso la crisi ambientale, contro l’idea che il problema sia sempre distante, astratto, rinviabile. Qui l’arte non serve a decorare il vino, ma a renderne esplicita la postura: non voltarsi dall’altra parte.

Capemort mette insieme due livelli che raramente dialogano senza scadere nella retorica: il paesaggio agricolo reale e una presa di posizione culturale. Non racconta un’emergenza, ma una continuità fragile. Ricorda che il vino nasce da luoghi che possono resistere solo se qualcuno li guarda davvero.

Non tutte le vigne chiedono attenzione. Alcune resistono in silenzio, come se il tempo bastasse a giustificarle. Ma il silenzio non è una protezione, e l’indifferenza non è mai neutra.

Capemort non chiede consenso, né indulgenza. Sta lì come stanno le vigne che lo generano: senza alibi. Raccontarlo non significa celebrarlo, ma assumersi una responsabilità. Perché quando la voce si disperde tra le vigne, non è il vino a scomparire. È lo sguardo di chi avrebbe potuto custodirle.


Agnes Futa


Pubblicato 31 dicembre 2025

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