CHI RESTA FUORI DALLA BIENNALE 2026? APPUNTI SULLA CURATELA E SULLA VISIBILITÀ
Non una conta degli assenti, ma una riflessione sui criteri che rendono l’arte visibile.

NON È UNA QUESTIONE DI ASSENZE, MA DI VISIBILITÀ
Quando si parla di artisti italiani e Biennale Arte 2026, l’attenzione si concentra quasi sempre su chi c’è, sui nomi presenti, sulle scelte curatoriali e sugli indirizzi culturali che vengono mostrati. Più raramente ci si ferma su una domanda diversa, forse meno spettacolare ma più necessaria: chi resta fuori?
Non si tratta di rivendicare una presenza italiana per principio, né di trasformare la questione in una lettura nazionalistica. Il punto non è dire che gli artisti italiani debbano esserci per forza. Il punto è chiedersi come funzioni oggi la visibilità nell’arte contemporanea, quali siano i filtri della curatela e perché tanti lavori seri, maturi e riconoscibili restino spesso ai margini della leggibilità pubblica. La curatela non è soltanto una scelta culturale. È anche una forma di mediazione, di selezione e di accesso. Decide cosa entra nel campo visibile e cosa resta fuori fuoco. Decide cosa viene accompagnato, sostenuto, raccontato e cosa invece rimane disperso. In questo senso la questione non riguarda solo la Biennale, ma un meccanismo più ampio. Molti artisti non mancano di qualità, né di ricerca, né di lavoro. Mancano piuttosto di un contesto capace di tradurli, sostenerli e renderli leggibili senza semplificarli. Tra l’opera e la sua emersione pubblica si apre spesso una distanza enorme, fatta di reti, linguaggi, accessi, continuità e relazioni. Forse allora la domanda da porre non è quanti artisti italiani ci siano o non ci siano. La domanda è un’altra: quali lavori vengono messi nelle condizioni di emergere davvero, e quali invece restano affidati al silenzio, alla frammentazione e alla fatica privata di chi continua a produrre senza essere accompagnato? La curatela, quando è all’altezza del suo compito, non dovrebbe limitarsi a selezionare. Dovrebbe anche aprire, mettere in relazione e creare possibilità di lettura. Dovrebbe rendere visibile ciò che altrimenti resterebbe ai margini. È forse da qui che conviene ripartire: non dal conteggio degli assenti, ma da una riflessione più onesta sui criteri, sui filtri e sulle soglie che regolano la presenza pubblica dell’arte. La domanda, allora, non è quanti artisti italiani manchino da una Biennale.
La domanda vera è quali opere, quali ricerche e quali presenze restino fuori dal campo visibile prima ancora di essere davvero guardate. È lì che la curatela smette di essere una semplice selezione e torna ad assumere un compito più serio: rendere leggibile ciò che altrimenti resterebbe ai margini.
Per chi non è già dentro un sistema di relazioni, sostegno e riconoscimento, la vita artistica resta spesso una pratica difficile, intermittente e solitaria. Non manca soltanto la visibilità: manca il contesto che permette a un lavoro di durare, crescere e trovare forma pubblica.
Riferimento: Biennale Arte 2026, sito ufficiale della Biennale di Venezia.



