con le Alture Rosso di Gaspare Buscemi
Pubblicato: 8 marzo 2023

Alture Rosso 2011 – 2012 – 2013

Per le persone che ruotano attorno al vino il termine verticale rappresenta un’esperienza non di poco valore, sanno benissimo che andranno a degustare la stessa tipologia di vino nelle annate diverse, e attraverso un’attento esame andranno a districarsi nella complessa trama di ognuno – il mero riflesso della madre natura in persona e senza veli.
Chi invece non rientra in questa categoria, e spero caldamente che mi legge tra le codeste righe, la cosa le potrebbe sembrare stramba se non addirittura bizzarra, tenendo conto del fatto che la verticale gastronomica ha avuto luogo tra le mura domestiche durante uno dei pasti principali di una domenica qualunque.
Normalmente le verticali sono molto impegnative, possono arrivare a trenta e più annate in base allo storico dell’azienda che a sua volta è il suo valore intrinseco, sono piene di tecnicismi, dati, relazioni sull’andamento atmosferico e cosi via. Sono laboriose, ma contemporaneamente parecchio stimolanti e per la mole di nozioni che contengono, regalano la conoscenza e arricchimento. Sono le mie preferite, ho dato sempre molto spazio alle annate comparate, e a mio avviso questo a tutt’oggi permane un valido metodo per capire la forza del vitigno e dei territori impegnati nella prospettiva futura del vino.
Tuttavia c’è un elemento che manca regolarmente nelle degustazioni verticali ed è il cibo, dopo questi incontri la voglia e/o necessità di buttare qualcosa sotto i denti è una difesa fisiologica dell’organismo, il vino aumenta la secrezione dei succhi gastrici, inevitabilmente dopo come minimo due ore di assaggi il buco nello stomaco è garantito.
Ed ecco che l’idea della verticale gastronomica – un termine da me coniato in questa precisa situazione, nasce per colmare le due esigenze: quella più propedeutica legata alla cultura del vino e all’approfondimento della conoscenza contrapposta a quella più primordiale appunto riferita al cibo.
I due elementi che da millenni hanno condiviso la storia dell’uomo -il vino e il cibo -esposti nella maniera più ampia e distesa durante il tempo condiviso con gli altri.
Nulla è mancato in questa mini verticale gastronomica visto solo le tre annate impegnate che comunque si erano rivelate sufficienti per suscitare le curiosità, trarre considerazioni e divertirsi nell’accostamento con il cibo. Un’esperienza da ripetere, anzi da tenere presente il più spesso possibile nella vita quotidiana, senza aspettare occasioni speciali per aprire le bottiglie.
Un sorso per annata non è altro che l’occasione di un dialogo aperto sia con il vino stesso che con le persone, non dobbiamo dimenticarci che nella bottiglia la vita continua, si evolve, e si trasforma per concedersi infine a noi, nella versione più armonica ed equilibrata, come gli esseri umani che acquisiscono di saggezza con passare dell’età.
Il vino in accostamento era un rosso vinificato da uve tradizionali coltivate in collina (Alture)della Venezia Giulia da Gaspare Buscemi – enologo – vinificatore – artigiano dal 1973 in quel di Cormons.
Nella produzione di questi vini in modo artigianale si escludono le tecnologie industriali come l’impiego delle sostanze stabilizzanti, si limita inoltre al quanto possibile l’utilizzo della anidride solforosa. La cantina di Gaspare è un vero scrigno dei macchinari da lui personalmente progettati, l’esigenza di ottenere dei vini salubri e dalle caratteristiche autentiche lo ha spinto ad applicare un modus operandi tutto suo, non conforme alla classica linea d’azione che accomuna tante cantine.
I suoi vini sono concepiti per durare a lungo nel tempo, sia per i rossi ,i bianchi e gli spumanti, i tempi di affinamenti in bottiglia sono duraturi.
Ritornando ai vini della verticale gastronomica, le tre annate degustate erano relativamente “giovani”, considerando la vastità delle annate di cui dispone la cantina. Relativamente dalla 2011 alla 2013, i tre anni totalmente differenti tra di loro, hanno dato voce ai vini di dieci, undici e dodici anni.
Sufficiente per incuriosirsi, abbastanza per divertirsi tenendo conto anche del fatto che i vini si affinano per i lunghi periodi in vetro e non vengono mai in contatto con il legno. La 2011 è stata imbottigliata il 11 agosto del 2012, la 2012 il 2 maggio del 2014 ed infine la 2013 (la più preformante delle tre ad oggi) il 8 giugno del 2017. Si evincono chiaramente dai tempi diversi trascorsi in bottiglia le differenze legate all’andamento climatico che danno vita alle uve più o meno pregiate, in effetti la 2013, quindi quella con il periodo di affinamento più importante ci è sembrata più completa ed equilibrata.
No sono state da meno le altre due, la 2011 un po’ più magra ed esile nonché la 2012 una via di mezzo tra le due, i fatto rilevante da notare che i vini il giorno dopo, e ancora quello successivo sono migliorati considerevolmente -da una materia buona a monte si ottengono dei risultati buoni, anzi ottimi se li permettiamo di invecchiare e di conseguenza aprirsi al meglio nel momento più favorevole.
E’ difficile indovinare il momento più opportuno dell’apertura, ma con un po’ di esperienza le cose diventato maggiormente interpretabili. Non dimentichiamoci che oltre all’annata, le uve (in questo caso abbiamo il Merlot quasi al 100%) -l’età della vigna ha un significato enorme.
Le vigne vecchie sono straordinarie, generano dei vini di grande complessità e completezza, inoltre nelle annate giovani di due, tre anni sono capaci di dare dei vini armonici senza attendere il tempo necessario per il loro affinamento, che comunque in ogni caso è graditissimo alla massa vinosa.
Attraverso questa esperienza diamo più valore alla nostra vita, portiamo la cultura all’interno delle nostre case e possiamo realizzare l’importanza che ricopre il vino nell’esistenza umana di un paese come l’Italia.
La varietà dei vitigni coltivati sul nostro territorio è la più ricca dell’intero comparto vinicolo mondiale, produciamo variegato, abbiamo dei vini caratterizzati dai minuscoli appezzamenti di terra come in questo caso siamo nel Collio Goriziano e nei Colli Orientali del Friuli tra colline giuliane e friulane dove culture e popoli si sono alternati per secoli, coltivando da sempre la vite.
Produciamo un’enormità quantità di formaggi, alleviamo le carni pregiate, le verdure verdure e la frutta non ci mancano – abbiamo tutto il necessario per consumare i prodotti di qualità che il mondo ci invidia – approfittiamone -siamo davvero fortunati.
Valorizzare quello che abbiamo è un compito importante per ciascuno di noi, ci responsabilizza per il futuro, richiede la riconoscenza ed il rispetto reciproci.
Siamo un paese di imponente retaggio enogastronomico dei verticali gastronomiche ne posiamo fare una al giorno, e non solo.
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