Il Brunello di Montalcino Riserva Biondi Santi è la massima testimonianza della longevità e della tipicità della tenuta Greppo; alcune delle annate storiche sfiorano 100 anni e più del potenziale dell’invecchiamento, rendendo questo vino non solo un simbolo di eccellenza, ma anche un vero e proprio patrimonio culturale. Le vendemmie più rappresentative includono quelle memorabili del 1955, 1964, 1975, 1982, 1985, 1988, 1990 e 1995, ognuna con le proprie caratteristiche uniche che riflettono l’andamento climatico e le peculiarità del terroir di Montalcino.

Agnes Futa

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Il Cuore
Per comprendere appieno un vino bisogna partire dal Cuore delle persone che lo hanno generato; prima ancora, l’idea passa per la loro mente e, come ogni buona idea vede la sua realizzazione proiettata nel futuro da dove possono fruire le intere generazioni. Nel caso del vino, funziona così: si tratta di un progetto a lungo raggio che ingloba nella sua pur nobile forma diverse comunanze. Da quelle ambientali particolarmente suscettibili al fattore cambiamento, a quelle delle scienze tecnologiche in continua evoluzione, protese a dare una mano al futuro vino senza tralasciare la tradizione di cui Cantina Biondi Santi è stata una fedele portatrice.


I Quattro Uomini
Il Brunello di Montalcino nasce verso la fine del 1800, grazie alla valutazione intuitiva di un garibaldino, Ferruccio Biondi Santi, forte dell’esperienza agronomica e vitivinicola del suo nonno materno Clemente Santi. Fu lui a imbottigliare quei vini del 1888 – bottiglie che rappresentano la nascita del Brunello come oggi è conosciuto. Nel periodo dopo la pima e seconda guerra mondiale fino al 1970 vede emergere la figura di Tancerdi Biondi Santi, egli fu il creatore della tipicità del Brunello nonché il pioniere della ricolmatura delle vecchie Riserve. Subentrato nella conduzione dell’azienda, dopo la la laurea in Scienze Agrarie, Franco Biondi Santi, enologo, ha continuato a condurre la Tenuta Greppo con una impareggiabile collezione di bottiglie di Riserva. A lui si deve l’aumento della produzione del Brunello del Greppo dai quattro ettari, alla morte del padre, agli attuali venti.


Franco Biondi Santi era un vero signore. Nella vita privata e quella professionale si è distinto per modi gentili ed educati, rispetto per il prossimo, e la stima che nutriva per tutti gli esseri umani. Propositivo e pieno di saggezza. Era felice come un bambino nel mostrare le varie fasi produttive dei suoi vini Brunello e pronto ad accogliere gli assetati della cultura enoica; la sua capacità di comprendere il valore degli altri immedesimandosi nella persona, la qualità che apparteneva a pochi. Ha imparato la sottile arte della vinificazione e ha continuato le severe pratiche agronomiche e di cantina tradizionali per consolidare la tipicità e migliorare la qualità del Brunello, certo di equiparare le grandi Riserve centenarie del suo Brunello.

La Visita – una dose di cultura e conoscenza inestimabili

Nel giugno della caldissima annata 2003 ero in visita al Greppo organizzata grazie da un caro amico produttore di Montalcino. Per una giovane sommelier come ero all’epoca, esser ricevuta personalmente in cantina da Franco Biondi Santi è stato un grande riconoscimento – la grandezza della persona si è rivelata da subito il punto forte della visita, e per il suo cortese approccio il pomeriggio di quella torrida estate mi ha segnato profondamente nell’animo. Posso immaginare quante volte F.B.S. avrà raccontato la storia del suo Brunello con meticolosità e passione al pubblico ampio e variegato, di certo non si annoiava mai. La storia della sua famiglia intrecciata nelle vicissitudini della città ilcinese, la sua battaglia contro la costruzione della discarica mai realizzata, delle cure colturali quali potature verdi e ravversature, diradamento dell’uva. E poi con passi lenti per la cantina dal odore di cera d’api sulle cure dei legni, qui il racconto è stato approfondito al dovere perché per F.B.S. le botti di rovere di Slavonia di età e capienza variabile hanno un ruolo decisivo nel processo del invecchiamento. Con i calici in mano e con la stoica serenità di qualcuno che aspettava da tanto questo momento, il dialogo è virato sulle questioni più spinose: il futuro del Brunello e delle altre DOCG, la funzione della microzona con la scelta tecnica e non politica di terreni con autentica vocazione viticola e il conseguente controllo del territorio, sui trattamenti fitopatologici, sula regolamentazione dell’uso dei legni delle botti. Sottolineava sovente che il futuro dipende da loro produttori e dalle modifiche che riusciranno a portare ai disciplinari, al rispetto delle regole agronomiche e alla selezione clonale dei vitigni autoctoni di grande qualità e alla conquista del mercato dei vini prodotti da quei vitigni selezionati. Quest’ultimo tema, gli stava particolarmente al cuore, sosteneva che grazie alla salvaguardia dei vitigni autoctoni, un giorno si potrebbe sfuggire alla sudditanza della tipicità dei vini francesi in quanto forti della tipicità proprie e diversità notevoli. Ancora tanti aspetti di vite e uomini di quel di Montalcino si sono affrontati, un dialogo reciproco, scaturito in parte delle mie domande poco convenzionali, insomma non quelle di routine. Conservo ancora oggi la bottiglia di Brunello Biondi Santi 1998 donatami in quel occasione, un certo imbarazzo – sorpresa anche nel momento quando mi ha chiesto il bigliettino da visita, sistemandolo poi nel librone delle viste. Ci siamo rivisti a Roma successivamente nell’ambito di una gloriosa verticale, l’ho ricorderò per sempre con un capotto di montone, il cappello e un gran sorriso di una persone nobile d’animo.

Montalcino con Franco Biondi Santi durante la vista al Greppo nel giugno 2003 – Photo Agnes Futa

Il prestigio e la notorietà

Sei generazioni che hanno contribuito alla realizzazione di uno dei più grandi vini d’Italia – il Brunello di Montalcino Biondi Santi; attraverso epoche diverse e con approcci, umanamente parlando peculiari, questo vino ha raggiunto un prestigio mondiale e una notorietà commerciale senza pari. Un vino che sfida i tempi; la sua fisionomia è sintetizzata ad arte dal grande Arturo Mareschalchi, che così annotava le sue impressioni a proposito di un Brunello del Greppo di ventotto anni, presumibilmente del 1897: <<mostra che i pregi del Brunello sanno resistere a quella decrepitezza che spesso piglia, specie vini toscani, molto presto>>, affermando così una qualità intrinseca che ha reso il Brunello un simbolo di eccellenza. Lo stesso Mario Soldati, nel suo libro “Vino al Vino”, riferendosi al segreto della Ricolmatura del Brunello fatta al Greppo nella primavera del 1970, scrisse: <<sono caduto in ginocchio come davanti a un piccolo miracolo>>, mettendo in evidenza l’emozione che questo vino riesce a suscitare in chiunque lo assaggi. Inoltre, l’incantamento dei sedici più autorevoli critici enologici di tutto il mondo durante la storica degustazione verticale del ventotto settembre 1994 ha rappresentato un altro momento significativo, quando Franco Biondi Santi decise che era giunto il momento di far sentire ai grandi media del settore ciò che realmente rappresenta il Brunello Greppo, la sua importanza per Montalcino e quale sia la sua tipicità tradizionale che si ripete decennio dopo decennio, con annate storiche come 1888, 1891, 1925, 1945, 1955, 1964, 1968, 1970, 1971, 1975, 1981, 1983, 1985, 1987, 1988. E non meno importante è stata la degustazione verticale organizzata dalla Regione Toscana al Vinitaly il quindici aprile 1996, guidata dall’enotecnico Giacomo Tachis, dove furono degustate le Riserve Biondi Santi del 1955, 1964, 1968, 1970, 1971, 1975, 1983, 1988 e 1990, rivelando la continua evoluzione e la straordinarietà di queste etichette. Ma di sicuro l’attestato più prestigioso di questi ultimi anni è quello di Wine Spectator, che ha inserito il Brunello di Montalcino Biondi Santi Riserva 1955 nei migliori vini prodotti del XX secolo al mondo, unico rappresentante italiano; <<Dove sarebbe l’Italia senza i grandi vecchi vini di Biondi Santi?>> è il titolo dell’articolo di James Suckling sulla prestigiosa rivista, sottolineando l’impatto di questo vino non solo a livello nazionale, ma anche internazionale. Infine, nel dicembre 2000, una bottiglia di Brunello di Montalcino Biondi Santi del 1891 è stata aggiudicata a un’asta della Casa d’aste Pandolfini di Firenze, organizzata a Roma da Gambero Rosso, per una delle cifre più alte nella storia del vino in Italia: 29,5 milioni, testimoniando così non solo il valore economico del Brunello, ma anche il suo status iconico tra gli appassionati e collezionisti di vino in tutto il mondo.


Nuova gestione

Nel 2016, l’EPI, una holding di lusso francese della famiglia Descours, ha acquistato il Greppo. Questo solleva un interrogativo: riusciranno a riprodurre il Brunello Biondi Santi con le stesse caratteristiche che abbiamo tanto amato?

Fine parte prima


Vecchia vite di Liatiko a piede franco nel vigneto della famiglia Zoumberakis, a Kali Sykia (Rethymno, Creta). Tra rocce, scisto e forti pendenze, la pianta continua a raccontare il profondo legame tra ambiente e viticoltura mediterranea. Foto © Agnes Futa – Antenna-Vino.

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