In questi primi giorni del 2025 continuo a stappare una batteria di vini friulani evoluti, in prevalenza bianchi, che rappresentano una vera e propria sfida nel tempo del suolo isontino. Dopo il Gris 1999 alquanto performante, che ha saputo stupire per la sua complessità e freschezza, un’altra conferma del territorio arriva con il Flors 1998; un bianco da campioni originario di Mariano del Friuli in provincia di Gorizia, che si distingue per il suo bouquet floreale e note fruttate, offrendo un’esperienza sensoriale indimenticabile e un perfetto equilibrio tra struttura e acidità.

Agnes Futa
La bottiglia è stata aperta a Roma il 10 gennaio p.v. ed era in condizioni generali buone, tranne il tappo che si è sgretolato naturalmente, costringendomi alla necessaria filtrazione per impedire ai residui di imbrattare il vino. Il colore ambra carico, lucente e dai riflessi dorati ha confermato lo stato di benessere di cui godeva il liquido; un sorso appena versato ha convalidato ulteriormente la sua salubrità. A 26 anni sonanti, sia le sensazioni olfattive che quelle gustative testimoniavano una qualità e soprattutto tenuta nel tempo invidiabili. Parlando a nome di molti, un’ulteriore conferma deriva anche da questo bianco e dice che numerosi vini da diverse regioni italiane, con il Friuli Venezia Giulia in pole position, possono affinarsi per lunghi tempi, anche per decenni, migliorandone sensibilmente le loro caratteristiche. I profumi eleganti che sfioravano le punte di raffinatezza notevole completavano la ricchezza delle componenti al palato, sfociando in un equilibrio magistrale. Foglie di tè, curcuma, zafferano, iodio e ricordi salmastri, uniti alla famiglia dei fiori e della frutta appassita, rappresentavano un valido richiamo al territorio di provenienza. Gli anni in vetro hanno generato uno status complesso, facendone della freschezza un alleato concreto e alquanto necessario per arrivare ai primi giorni dell’anno appena iniziato. Curioso il pensiero circa lo stoccaggio del Flors di Uis, che porta a una riflessione più approfondita, visto che le condizioni nelle quali è stata custodita la bottiglia non erano proprio ideali; da ciò scaturisce una verità: il vino ha avuto la forza e il carattere di affrontare le sfide del tempo.

Flors di Uis è un vino bianco costituito dal blend di tre vitigni: Malvasia Istriana, Friulano e Riesling Renano e tre differenti vigne denominate: Boghis, Ciampagnis e Vie di Romans orientate all’Est – Ovest e Nord – Sud, che insieme ammontano a 3,88 ha. Vinificazione classica con la successiva sosta sugli lieviti per un periodo di 8 mesi, dopodiché va ad affinarsi in vetro per altri 9 mesi prima dell’uscita sul mercato. Un vino semplice e prodotto in modo lineare che vede nella mescolanza di diverse uve una sua piena realizzazione. Il blend in Friuli Venezia Giulia gode di una certa tradizione; nella storia enoica della regione si sono susseguiti i vini multi-varietali con risultati di qualità riconosciuta universalmente. Oltre alle scelte agronomiche e a quelle di cantina, il ruolo decisivo risiede nella natura del suolo e nelle caratteristiche del clima che ci accolgono. La vicinanza del Mar Adriatico di appena 20 km e quella relativa di 30 km delle Alpi Giulie, con l’ausilio della Bora, conferiscono alle uve condizioni favorevoli di crescita e maturazione. Le basi dettate dal clima, unite alla composizione del suolo, le ritroveremo dopo gli anni nel bicchiere; e questa bottiglia ne è stata un tangibile esempio.
Vie di Romans è un’azienda dinamica che rispecchia, nella sua complessa produzione di circa venti vini (15 bianchi, compresi 6 Climat e 4 rossi), la volontà di porsi obiettivi ambiziosi e pieni di aspettative. Da più di 40 anni, prosegue nella realizzazione di vini fedelmente correlati al suolo di provenienza, dando la possibilità ai singoli terroir di esprimersi attraverso i vitigni messi a dimora, per la maggiore a bacca bianca. Dal 1978, anno della fondazione, le prime vinificazioni significative risalgono alla fine degli anni ’80 nella nuova cantina, con il 1990 che rappresenta l’inizio dell’era dei singoli cru nella fase post-vendemmiale – il risultato non passa inosservato. La famiglia Gallo, con Gianfranco a capo, attraverso un arduo impegno lavorativo, ha saputo valorizzare e sintetizzare un territorio pieno di risorse, portando avanti un progetto solido e denso di risultati; e noi per questo ne siamo altamente riconoscenti.
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